Dietlind Kinzelmann, di arte e solitudine vitale

Dietlind Kinzelmann ritagliato

Una piccola figura esile e colorata, uno sguardo curioso e partecipe : così mi è apparsa Dietlind Kinzelmann quando l’ho incontrata a Casa Merini, alla mostra “Seconda pelle”. Non sapevo ancora chi fosse, ma ha catturato da subito la mia attenzione, alla prima risposta. Le avevano chiesto che cosa le fosse piaciuto alla Biennale di Venezia.
“Non si va alla Biennale per vedere qualcosa di bello. Io ci vado ogni due anni, da quando ho diciotto anni, e vado per vedere lo stato del mondo. Perché, lo sai, noi che facciamo arte sentiamo prima degli altri come sta il mondo. In questa Biennale ho visto l’abbandono della gioia di vivere.” ha aggiunto durante una telefonata successiva all’incontro di ieri.
“Una sorta di disperazione?” ho chiesto.
“No, la disperazione sarebbe qualcosa di vivace, alla fine. È qualcosa di peggio, in tutti i Paesi. In Grecia hanno fatto un labirinto privo di luce, da cui la gente si affretta a uscire. In Germania, dove dovrebbero stare bene economicamente, si sente la mancanza della vita vera. In Russia è ancora peggio.”
“Non ti converrebbe ritornare in Germania?”
“Ho scelto di vivere in Italia trentacinque anni fa, ormai ho qui la mia casa, gli amici.”
Quando ieri ci siamo scambiate i biglietti da visita le ho chiesto il sito, se avesse Facebook, o altro.  Lei ha detto di no, che su internet c’è solo qualcosa di vecchio, di quando lavorava con le gallerie.
“Lavorare con le gallerie è una morte, devi fare quello che vogliono loro. Ho resistito per un po’, fino a quando sono riuscita  comprare una casa grande, bellissima, a sei chilometri da Marta, sul lago di Bolsena. Intorno a me ci sono solo prati e animali. Lì continuo a fare arte ma non più per le gallerie, lo faccio per me e per guadagnare il minimo indispensabile che mi permetta di vivere.”
“Che tipo di arte fai?
Sguardo incredulo dall’altra parte, mi fa capire che la domanda ha qualcosa di sbagliato.
“Io vivo le emozioni, la vita, e poi le trasformo in arte. Non mi interessa definire che arte faccio. La definizione è per il mercato, tutto il resto è mercato. Ti dico solo che faccio opere grandi, perché io sono piccola e farei fatica a creare cose piccole.”
“Posso chiederti quanti anni hai?” chiede un’amica presente all’incontro.
“Perché mi fai questa domanda? Gli uomini chiedono l’età, non le donne…”, ma alla fine gliel’ha detta, e chi l’accompagnava ha aggiunto che, nonostante gli anni non siano pochi, non rinuncerà a un imminente viaggio nel deserto, da sola.
“Come faccio a contattarti, non hai mail, non hai niente.”
“Tu dici niente, per me niente è tutto quello che non ha a che fare con quello che mi serve. Ho un vecchio cellulare, scrivo tante lettere. Scrivimene una, quando avrai parlato di me.”
“Sì, va bene”, ma un’ansia sottile mi ha presa nel momento stesso in cui le ho risposto…da quanti anni non scrivo una lettera? Siamo abituati al tutto a portata di mano e che sia subito, alla correzione veloce, alla spedizione istantanea.
“Ho lasciato detto a … di contattarvi, di dare uno dei miei libri a te e uno alla tua amica. …Lei sa quale dei due è destinato a te.”
Ci sono persone, mondi e pianeti diversi con cui si entra in contatto, mondi che si incontrano perché sono misteriosamente collocati sulla nostra stessa orbita.
E niente, ho appena scoperto che oggi è il suo compleanno. Auguri, Dietlind!

 

 

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SECONDA PELLE

locandina seconda pelle Casa Merini def.Ripropongo il bellissimo testo che Enrico Prada mi ha regalato in occasione di “Pelle”, più che mai attuale mentre stiamo preparando “Seconda pelle” per Casa Merini.
La manifestazione (2-9/12-2017) fa parte degli eventi che il Comune di Milano promuove per smuovere le coscienze di fronte ai ripetuti, quotidiani, episodi di violenza come stalking, violenza fisica e psicologica, abusi sessuali, episodi di bullismo e cyberbullismo, femminicidi.
L’iniziativa del Comune si intitola “L’indifferenza dei buoni- oltre la violenza”
Ecco il testo:

“Pelle. Sostantivo femminile. In senso generico: organo di rivestimento esterno del corpo dell’uomo o degli animali. Ma pelle non è solo involucro o scafandro per muscoli e ossa. Pelle è anche luogo e strumento.

Pelle è strumento del tatto, il senso, tra i cinque, che dispensa sensazioni che hanno doppio movimento: in uscita (io tocco), in entrata (io sono toccato). Accarezzo, sono accarezzato.

Pelle è strumento di esperienza e conoscenza: l’ho vissuto sulla mia pelle, recita il vocabolario. O strumento di istinto: non so spiegarlo, ma quella persona, a pelle, mi piace/non mi piace.

Pelle è maestra: ci insegna il caldo, il freddo, in tutte le loro sfumature di tepore o gelo.

Pelle è luogo emotivo. Nel piacere: quella musica mi ha fatto venire la pelle d’oca

o nell’orrore: una scena da far accapponare la pelle.

Pelle è luogo di colori. Arrossisce per timidezza, imbarazzo, collera. Imbrunisce con il sole, arando i campi o pescando in mare. Sbianca di paura o malattia; si fa cianotica per asfissia o congelamento; a tempo scaduto prende il pallore mortale della fine.

Pelle è luogo di piacere: canta e freme sotto carezze e abbracci. O al contatto di labbra dischiuse.

Pelle è luogo di discordia. Lo sanno i nativi d’America, che gli Yankees chiamavano pellerossa. Basta che la pelle sia olivastra o nera o gialla o bianca per scatenare odio, violenza e diventare luogo di martirio: ferite, torture, mutilazioni infami.

Pelle è luogo della Memoria. Quella ancestrale e atavica di quando, immersi nell’acqua, ritroviamo il piacere di essere stati pesci o feti. Quella quotidiana, quando le nostre rughe ci ricordano le nostre fatiche o i dispiaceri.

Pelle è un libro, cronaca del Tempo che scrive il nostro corpo: incanutisce i capelli, riempie di macchie mani e braccia, lascia cadere i seni e affloscia i muscoli.

Anche la Terra è Pelle. Con i suoi campi, erbe, monti, acque, sentieri e strade. Pelle che calpestiamo o navighiamo tutti i giorni.

Pelle. Sostantivo femminile. In senso generico: organo di rivestimento esterno del corpo dell’uomo o degli animali. Ma pelle non è solo involucro o scafandro per muscoli e ossa. Pelle è anche ciò di cui è rivestita la nostra anima.”

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Il ferro non galleggia

SOGNO DI UNA NOTTE D’ESTATE- olio su tela 50 x 70

Le acque negano il varo
non sono il tuo elemento
perché niente di te è mutevole,
rigido te ne stai mentre spargi giudizi
taglienti come lame nella tenera carne.
Non vedi donne, assapori polpa da macello
le vorresti sventrare
lo so, lo sento…
Il tuo sguardo di predator predato
si è perduto in un sogno
hai creduto alle sirene
quando s’è alzato il canto
ma sei legato al palo…
Ulisse, tu stesso l’hai voluto
non era questo il senso?
Resistere, scappare
veloce da quella melodia,
tornare ai vecchi lidi
ai tuoi consunti gesti
alla donna che attende
al focolare spento.
L’acqua sulle mie braci spargi,
la lama ritiri lento
che non sia dato dire
la sua mano è crudele
distrugge sogni e nidi.
Hai trovato il battello, infine,
ma l’acqua ti nega il varo,
l’acciaio non naviga,
il ferro non galleggia.

 

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Tributo a Carlo Zanoletti – Oltre l’azzurro

Si è conclusa stasera, presso la Strada Sotterranea del Castello Sforzesco di Vigevano, la mostra collettiva “Oltre l’azzurro”, che è stata “una reinterpretazione delle opere zanolettiane. Gli artisti in mostra hanno voluto raffigurare ciò che Zanoletti ha omesso dalla tela e alcune tematiche appartenenti al repertorio dell’artista, alla luce dei cambiamenti imposti dalla società odierna: la parola non detta e l’immagine non rappresentata diventano i veri soggetti della mostra.”, come scrive Elisa Marchesani, Presidente dell’Associazione Arte il Faro nell’introduzione al catalogo.
Questa manifestazione, curata da Fortunato D’Amico, è stata il proseguimento ideale dell’antologica vera e propria, ospitata in ben tre, prestigiosi, spazi della Città di Vigevano: la Nuova Strada Sotterranea, la sala 10 della Pinacoteca Civica, lo Spazio B della famiglia Buscaglia cui si deve l’iniziativa di questo grandioso omaggio.
“Oltre l’azzurro” ha quindi fatto “parte di una serie di manifestazioni create con l’intento di caldeggiare la partecipazione attiva dei cittadini vigevanesi, giovani e meno giovani, all’evento in corso, organizzando momenti di incontro, contesti di comunicazione artistica e altri progetti culturali realizzati intono ai temi suggeriti dalle opere di Zanoletti”, scrive Fortunato D’Amico nell’introduzione al catalogo. L’ultimo di questi incontri si è svolto proprio stasera, e ha visto tra i relatori lo stesso Curatore, Davide Buscaglia di Spazio B e alcuni degli Artisti partecipanti.
Anch’io ho accettato di dare il mio contributo alla manifestazione, realizzando l’opera “Musicassette – omaggio a Carlo Zanoletti “. Di questo Artista, che ho imparato a conoscere e ad apprezzare proprio grazie a questo evento, ho scelto l’opera “Nudo” del 1925 e l’ho inserito nella mia attuale ricerca artistica, tesa a cercare una sintesi tra l’arte figurativa, il ready made di duchampiana memoria e l’arte concettuale. Come si può vedere, alla riproduzione più o meno fedele della sua opera ho aggiunto un particolare, gli auricolari, che rappresentano proprio il legame con la tecnologia delle videocassette registrate già presente negli ultimi anni di vita del pittore, ma volutamente omessa dalla sua produzione artistica. Eppure, nelle sue feste in riva al Ticino, la musica è una presenza sottintesa, perché niente come la musica fa festa, crea aggregazione, smuove sentimenti, inventa ricordi condivisi, segna un’epoca. Ho scelto di proposito un nudo (primo frame) per poter sganciare la figurazione dal periodo storico in cui è stato dipinto: il corpo umano, nella sua nudità, diventa icona senza tempo, che viene però risucchiato con prepotenza in un determinato contesto storico, gli anni ’70/80 dal potere evocativo degli oggetti presenti nella seconda cornice.

Artisti presenti nel catalogo:
CRISTIANO VASSALLI – NICOLA PALERMO – SERGIO SALA – MARIO DI LORENZO – MARIO DAFARRA  – MARCO EMILIO ALBINI ZECCARA – MARINELLA DE MAESTRI – CESARE GIARDINI -ANNA PAVESI – FRANCO FASULO -GIULIA PELLEGRINI – MARIANO VALENTINI- ORONZO – ROBERTO SOMMARIVA – DOMENICO BERNACCHI – DUILIO FORTE – DANIELA PELLEGRINI – MELITA BRIGUGLIO – RALUCA ANDREEA HARTEA – MARIA FRANCESCA RODI – ELISA MARCHESANI – CONSUELO SALA – MARCO FAVAZZI – PABLO STOMEO -CLAUDIA MARZOCCHI – SONIA QUARONE – GIUSE IANNELLO – LUIGI DELLATORRE

 

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Ti ho sognata, stanotte

2016 - INTIMOGRAFIA 11 - IMPRINTING mod

IMPRINTING- Tecnica mista su mdf 70×70

Ti ho sognata, stanotte,
seduta alla finestra
con le carte in mano
vestivi di blu notte.

Ti ho detto
ma sei morta?
M’è sembrato strano
il tuo sguardo, offeso

come se la ma fiducia
fosse venuta meno
e t’avessi tradita, come allora
come quando distesa dentro al letto
indifesa urlavi contro il mondo.

Ti diedi uno strattone,
non ne potevo più delle tue grida
e dello sguardo vuoto, alieno,
non mi sembravi tu.

Perché fai questo
gemesti rinsavita,
che cosa ti ho mai fatto
che mi tratti male.

Con gli stessi occhi
di stupore intrisi, e di dolore,
mi hai guardata stanotte dalla luce
che dalla finestra giunge
e non capivi il suono
delle mie parole, morta.

Ma tu eri viva,
tranquilla nel tuo stare
ferma al tuo posto,
nel luogo che t’è appartenuto
che con sudore e lacrime
dalla vita hai tratto.

Guardai le mie sorelle divertita,
gridai chiama il dottore, presto,
che accerti i fatti, e veda
con quanta semplicità vinci la morte.

Le lacrime hanno un percorso strano
quando corrono dall’angolo al cuscino
e non le ferma l’alba né il chiarore
che dagli scuri filtra, è già mattino.

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Il cambiamento – Fuori Rassegna letterario Città di Vigevano

Dal sito dell’Associazione culturale Libellula di cui sono referente per le arti visive, in occasione del Fuori Rassegna letterario della 16a edizione, sul tema del Cambiamento.

La libellula, Cultura e Arte

Mariateresa Andros PlanandoMariateresa Bocca e Andros

Pubblichiamo l’intervista di Mariateresa Bocca, Presidente dell’Associazione culturale Libellula, ad Andros, artista e scrittore, durante l’evento “Planando sulla realtà”:

M.B.
“Noi dobbiamo sentire la necessità e accettare che le cose cambino,che abbiano un termine, perché rimanere legati alla speranza di una durata infinita significa inserirli in una esistenza ripetitiva e triste.” Qual è la necessità di cambiamento per Andros, che cosa intende per cambiamento?
A.
Il cambiamento più che una necessità è un inevitabile fatto della vita. Tutto cambia di continuo dentro e fuori di noi, tendiamo a pensare di essere entità finite e concluse, ma siamo esseri in divenire, e lo siamo fino alla morte. Ci piace dire cose come “sono fatto così”, “questo non è da me”, “questo non lo farei mai”, perché ci danno sicurezza, ci illudono di avere un equilibrio ben definito, una forma ben definita e immutabile, ma le persone che…

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L’arte

La notte

L’angelo della notte, olio su tela 70×50 -1996 – Giuse Iannello

L’arte ha in sé la leggerezza del volo e la pesantezza della carne.

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