IL SENSO DELL’ELEFANTE di Marco Missiroli

Due racconti si intrecciano, si sovrappongono, si rimandano per  ricongiungersi  solo alla fine del libro, in una spirale di segreti che si svela a poco a poco, raggiungendo l’apice nel testamento spirituale contenuto in una misteriosa lettera in carta di riso che si ripresenta spesso nel romanzo.
Una storia racconta il passato di Pietro, un prete giovane che ha cercato di colmare l’assenza del padre entrando a far parte della famiglia di Dio, senza riuscire ad amarlo mai veramente, neanche “di un amore minimo”.
Troverà invece sul suo cammino l’amore della “strega”, una ragazza che ha abortito il figlio del proprio padre.
Questi frammenti del passato interrompono e spiegano l’evolversi degli avvenimenti più recenti, che vedono Pietro sempre protagonista, ma stavolta calato nelle vesti  di portinaio di uno stabile milanese, avendo definitivamente abbandonato  la nativa Rimini e l’abito talare.
Il libro si richiama al senso di protezione che i padri, naturali o putativi che siano, provano per i figli, tutti coloro che potrebbero essere  figli: è lo stesso sentimento che anche gli elefanti maschi sviluppano nei confronti dei piccoli del branco. Un istinto di paternità che può spingersi fino al sacrificio della propria vita, se necessario.
Missiroli struttura le frasi  con una costruzione personale, non sempre ortodossa, ma coinvolgente e veloce,
a volte anche poetica.
Tratteggia con poche parole i suoi personaggi, tanto che alla fine del libro li conosciamo talmente bene che ci sentiamo condomini di Poppi l’avvocato, Viola la moglie fedifraga, Luca il dottore,  Sara la figlia, Fernando il ragazzone con qualche problema psichico, la madre di Fernando , e naturalmente, di Pietro.
L’autore non prende posizione di fronte alle grandi questioni etiche che investono i suoi personaggi. Essi attraversano l’aborto, l’eutanasia, la morte, la malattia, l’infedeltà coniugale, il rapporto con Dio, il suicidio, l’omicidio, semplicemente vivendo. L’autore si limita a raccontare le loro traversie come se tutto questo facesse parte della normalità, e in un certo senso anche nella nostra vita ci imbattiamo spesso, quotidianamente direi, in qualcuna di queste storie. E’ bravissimo a farci sospendere il giudizio morale, se giudizio ci sentiamo di dare,  fino alla fine;  leggendo ci interessa solo andare avanti, scoprire come va a finire.
Marco Missiroli, classe 1981, con “Il senso dell’elefante” è stato  finalista del premio Campiello e ha vinto il  Premio “Città di Vigevano” 2012Immagine.

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Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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