“L’ora incerta tra il cane e il lupo” di Hans Tuzzi #libri

“ Lei gli parlava -la Ciribiciaccola, la Madonna della Buona Notte – e certo mentre parlava vedeva con gli occhi della mente frati ormai polvere tracciare i confini, e il perimetro degli edifici, e progettare chiostri nartece e torre, e intorno tutto un trattar di predii a pertiche e arpenti e biolche da dare grano a moggi, a staia, e vigne da riempir brente di vino denso come sangue, e stender capitolari che fissino gli obblighi nei mansi, e le bestie, e le peschiere, e il lino, la lana, l’isàtide, la tintura rossa, la robbia … E i tre sfalci di prato “

 

A volte l’incontro con l’autore cambia almeno parzialmente l’idea che ci eravamo fatti di lui leggendone un libro. E’ quello che mi è successo ieri con Hans Tuzzi, pseudonimo di Adriano Bon, che ha presentato in anteprima il suo nuovo lavoro “Un enigma dal passato”. Se avessi dovuto fare qualche considerazione su “L’ora incerta tra il cane e il lupo”, letto una settimana fa, avrei detto che , da scrittrice dilettante, ammiro la sua immensa cultura e varietà di termini, ma, da lettrice, che quando un romanzo giallo è zeppo di richiami storico-culturali (riesce perfino a superare Eco, il che è tutto dire), quando una miriade di citazioni di autori e di gaddiane digressioni dialettali non sono strettamente funzionali alla storia è troppo, e quando è troppo…è fastidioso e può sembrare inutile sfoggio della propria preparazione culturale. Anche prima di sentire l’intervista all’autore avrei detto che, invece, non mi è affatto dispiaciuta qualche riflessione di tipo esistenziale sparsa qua e là nell’intreccio giallo. Peccato che  la  soluzione del mistero  non sia affatto travolgente e inaspettata. Ieri l’ho ascoltato. E, come succede spesso nei rapporti umani, quando le parole non sono scritte, ma sono accompagnate da un sorriso, da un gesticolare composto delle mani bianchissime che non vedono mai il sole, dallo sguardo sicuro oltre cui mi è parso di intuire un’antica timidezza che lo fa sentire più a suo agio nel chiuso di una biblioteca piuttosto che con i propri simili, ho in buona parte cambiato idea. Anche la sincera confessione di essere portato a una certa forma di depressione non mi ha lasciato indifferente. Ho capito che le sue non sono solo citazioni professorali, dotte disquisizioni semantiche fini a se stesse, ma fanno parte di ciò che chi scrive è, sono connaturate alla sua essenza più profonda, vogliamo chiamarla anima? Faccio anch’io una citazione, ma non mi ricordo il nome di chi l’ha detto – perdonami Adriano-Hans, non sono preparata come te- :la differenza tra un libro e un buon libro è quando capisci che il secondo ha aggiunto qualcosa a ciò che eri prima di leggerlo. Di sicuro tornerò più volentieri al mio amato Carofiglio, ma ora so con certezza che Hans Tuzzi e il suo libro una piccola  traccia me l’hanno, alla fine, lasciata.
Immagine. 2013

 

 

 

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Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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