Tutti abbiamo bisogno di un testimone, anche Ilan F. @GiulioLaurenti @Einaudieditore

SUERTE
Di Giulio Laurenti
suerte

Non c’ è posto per l’etica nell’esistenza di Ilan Fernàndez, conosciuto come Pedro nell’ambiente del narcotraffico.
La linea che separa il confine tra la vita e la morte è affidata all’istinto dell’animale selvatico, pronto a difendersi o a prevenire attaccando chiunque minacci la sua incolumità o il suo benessere.
Un istinto guidato da un’intelligenza fuori dal comune, che lo porterà a diventare il più importante narcos del continente europeo e il brillante creativo del marchio di moda giovanile DeputaMadre69.
Non si fida di nessuno, Ilan-Pedro Fernàndez. E’ costretto ad atomizzare le lucrose attività tra i suoi soldati per non correre il rischio di essere tradito: affidare troppi segreti a una singola persona sarebbe troppo pericoloso.
Come un felino si muove fulmineo, fa credere di essere sparito in una città lontana e ricompare all’improvviso disorientando i sottoposti, finge di essere il numero due di un fantomatico capo supremo e comanda con l’autorità del leader indiscusso.
Eppure è un uomo, Ilan Fernàndez. Un uomo che ha sofferto un’infanzia negata e che ha scelto di non sottomettersi al miserabile destino dell’orfano nei ghetti di Cali.
E’ pur sempre un uomo, quindi un animale sociale. E ha bisogno di condividere, di avere qualcuno che goda con lui le gioie del sesso a pagamento e l’euforia di qualche pista di coca.
E’ questa necessità il suo tallone d’Achille, questo il machete che separerà la dura noce di cocco che è la sua vita: prima il narcotraffico, poi la galera e infine il suo “riciclarsi” nel traffico internazionale della moda.
Quel machete ha il volto di Pedrito, un poliziotto infiltrato che Pedro sceglie come secondo, attirato dalla sua diversità e apparente sincerità. Proprio lo sbirro italiano sarà colui che lo incastrerà; d’altronde non è un caso che già in un’altra storia proprio chi mangia nel tuo stesso piatto abbia in tasca i trenta denari del tradimento.
Il problema, come direbbe nonno Jack, ma non l’ha detto, è che tutti abbiamo bisogno di un testimone che racconti la nostra vita. E’ per questo che ci si sposa e per lo stesso motivo si affida a un bravo scrittore come Giulio Laurenti il canovaccio di una vita.
“Suerte” è un libro che coinvolge e diverte, dove si racconta e non si giudica. Ilan parla in prima persona, con un linguaggio semplice mutuato dalla quotidianità; con pochi interventi “dell’amico scrittore” ci fa entrare nel suo mondo inquieto e crudele stando comodamente seduti sul nostro divano pagato a rate con il nostro stipendio da commessi.
E a un certo punto ci sentiamo “un individuo limitato, che manca delle necessaria propensione a una visione complessiva di ciò che lo circonda”. Poi il libro finisce, e tutto sommato siamo contenti che Cali sia un posto lontano.
Possiamo tornare al nostro stupido, onesto “travaglio usato” di leopardiana memoria.

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Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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