Oh, Mr. Darcy, ancora sospiro per te! #JaneAusten @Einaudieditore

ORGOGLIO E PREGIUDIZIO
di Jane Austen

 

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Ieri sera ho visto in tv il film dal titolo omonimo, e mi sono ritrovata a tifare come una ingenua adolescente per Lizzy, spingendo sull’acceleratore dell’innamoramento tra lei e Mr. Darcy. Segno che le dinamiche del rapporto uomo-donna non sono poi così cambiate in duecento anni di storia, e che neanche il cuore dell’uomo, il mio nella fattispecie, s’indurisce mai del tutto, anche se la vita gli assesta colpi micidiali nel corso dell’esistenza. La mia opinione è confortata dal fatto che questo libro sia rimasto ai vertici delle classifiche di vendita fino a poco tempo fa, e che l’interesse nei suoi confronti sui social letterari era e rimane considerevole. Si tratta quindi di un classico dalla fama ormai consolidata, e la visione di questo film mi ha fatto venire voglia di condividere gli appunti che avevo scritto al tempo della lettura del libro della Austen.

 

Leggere questo romanzo mi ha riportato indietro nel tempo, alle romantiche, fin troppo pudiche, letture della mia giovinezza. Mi sono immersa  in questo immaginario corso d’acqua fresco e pulito e mi sono lasciata trasportare dalla lieve corrente delle parole.
Ho ritrovato la scrittura elegante, ma non troppo ricercata,  che faceva dell’arte del narrare. Qualcosa di diverso dalla parlata di tutti i giorni, a volte abusata dagli autori di oggi. Le pagine si rincorrono senza pesantezze inutili, percorrendo una trama non proprio irresistibile agli occhi contemporanei, che però si riscatta grazie alla precisa caratterizzazione dei personaggi, con l’ironica descrizione che ne fa la Austen. L’autrice, come la sua protagonista, dimostra un coraggio notevole nell’affrontare temi ostici come la differenza di classe e l’autodeterminazione delle donne, considerando il periodo storico in cui si trova a vivere, e lo fa con la giusta leggerezza, unita all’attenta descrizione dei moti dell’animo, da buona intenditrice quale era. Lizzy, seconda di cinque figlie, pensa soprattutto con la propria testa, impermeabile ai canoni e ai giudizi della società inglese di inizio ottocento in cui si trova a vivere. E’ la prediletta del compassato e disilluso padre, Mr. Bennet, che riconosce in lei l’intelligenza che, ahimè, manca sia alla moglie, sia alle ultime tre figliole, dedite unicamente all’affannosa ricerca di un marito benestante. La primogenita Jane, pur essendo una bella persona, risulta quasi stucchevole per il nostro sentire contemporaneo, troppo “politicamente corretta” per appassionare davvero.
La Austen ci offre uno spaccato dell’ambiente in cui vive la famiglia Bennet, rappresentando con perizia i verdi paesaggi inglesi i rapporti sociali improntati al classismo tra i nobili e gli altri, le feste in cui la rivalità tra donne si accende per accaparrarsi i favori dei maschi papabili.
Stranamente non insiste nella descrizione degli abiti, dal che deduco che non fossero proprio la sua passione, dimostrandosi anche in questo un personaggio femminile atipico, come d’altronde lo è la sua protagonista Lizzy, in cui l’autrice probabilmente si identifica. Esemplificativo, a questo proposito, l’episodio in cui per recarsi presso la residenza dei Bingley  ad assistere la sorella Jane, Elizabeth non esita a inzaccherarsi, incurante del suo aspetto che invece scandalizzerà le Bingley. Ma forse, e significativamente, è proprio da questo momento che Mr. Darcy se ne innamorerà in maniera irreversibile.
Descrive la protagonista preferita  come carina, ma non bellissima, premurosa nei confronti della famiglia, ma non esente dal senso critico che la porta a metterne in discussione parecchi comportamenti. La sua arma vincente è decisamente il cervello. Si permetterà di rifiutare due pretendenti, salvo ripensarci per sposare l’ultimo, che oltretutto rappresenta quanto di meglio offre il mercato. Alto, bello, di gran classe e , manco a dirlo, ricco a palate. La storia tra lei e Mr. Darcy finirà con il far crescere entrambi, smussando in lui l’esagerato orgoglio che gli deriva dal nobile casato per portarlo ad imparentarsi con una famiglia di rango inferiore, e in lei il pregiudizio che le fa valutare erroneamente i comportamenti dell’innamorato.

 

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Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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