Il prezzo della libertà @Insaziabili @LettureAltaVoce

La ragazza con l’orecchino di perla

di Tracy Chevalier

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Un libro per parecchie ragioni sopravvalutato, abbastanza noioso nella prima parte, che si riscatta solo nelle ultime venti pagine, quando l’autrice con un colpo di coda geniale riesce a inquadrare in una prospettiva diversa tutto il racconto precedente. Grande merito ha Tracy Chevalier (Washington, 19 novembre 1962)  per la ricerca storica che sottende la vicenda, tutta ambientata nel diciassettesimo secolo,   precisamente al tempo del pittore olandese Vermeer, (Delft, 1632 – Delft, 15 dicembre 1675 ) e, in particolare, per lo studio delle tecniche pittoriche usate dallo stesso e dei metodi di preparazione dei colori. Detto questo, la prima parte del libro parla della vita quotidiana di Griet, un’adolescente andata a servizio dai Vermeer quando la sua famiglia d’origine ha difficoltà economiche. E’ una quotidianità fatta di bucati interminabili, aiuto in cucina, spesa al mercato, in un ambiente ostile dove la rivalità fra donne si manifesta in grandi e piccoli dispetti. La svolta arriva quando Vermeer sceglie Griet per la preparazione dei colori. La ragazza, dotata di un innato senso artistico, si sente finalmente realizzata, e  la vicinanza innesca un’attrazione morbosa e proibita verso il maestro. Mentre i sentimenti della ragazza sono ben descritti e analizzati, quelli del pittore sono molto vaghi e non sufficientemente approfonditi. Griet gli farà da modella per il quadro da cui prende il titolo il libro, e questo scatena l’ostilità della figlia e della moglie di Vermeer Dopo l’allontanamento di Griet, accusata ingiustamente di furto, inizia la seconda vita della protagonista, sposata al figlio del macellaio che forniva la carne ai Vermeer. L’orecchino di perla con cui aveva posato per il ritratto, ereditato alla morte del pittore, servirà ad affrancare la protagonista da qualsiasi sudditanza materiale e psicologica, anche nei confronti del marito. Ecco, sta proprio in questo, secondo me, la genialità dell’ultima parte del libro. La Chevalier riesce a trasformare questo particolare da mero attributo estetico a emblema stesso della libertà.    

 

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Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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