Dopo aver elogiato e criticato gli altri libri, vi presento il mio

Dopo aver elogiato o criticato per due mesi i libri degli altri, mi sembra opportuno presentarvi il romanzo che ho pubblicato nel 2010 per Albatros, “Il mistero dell’ermellino”.
Lascio che a recensire sia la redazione di Qlibri, come è giusto che sia, e copio-incollo il testo.
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Tra passato e presente

E’ sempre costruttivo e interessante andare alla scoperta delle penne esordienti sull’attuale panorama letterario del nostro Paese; l’importante è affrontare la lettura scevri da pregiudizi, predisponendosi all’ascolto di queste nuove voci ,talune acerbe talaltre mature, con attenzione sì, ma senza essere troppo pretenziosi.
Partendo da questo personalissimo punto di vista, mi sono lasciata trasportare dalle pagine scritte da Giuse Iannello, con lentezza, assaporando questa scrittura delicata pagina dopo pagina, senza pormi inizialmente troppi interrogativi sull’intreccio della trama.
Questo romanzo mette a nudo l’anima di una donna, scoprendo le zone d’ombra e più intime, dando voce a parole non dette e a sentimenti profondi.
Vedo una donna che si guarda allo specchio, una donna che guarda dentro di sé, ripercorrendo momenti cruciali della propria esistenza e rivivendoli con maggior ponderatezza.
Scorrendo queste pagine si avverte forte la sensazione di essere spettatori di un colloquio intimo dell’autrice con se stessa, in quanto trapelano immagini ed esperienze veraci, che sanno di vissuto genuino lontano da artifici stilistici e di fantasia letteraria.
Il corpo del romanzo è realizzato con materiale che trae diretta ispirazione da un bagaglio di quotidianità personale, arricchito da un cuore dal sapore antico, ottenuto da una originale elaborazione di dati storici e artistici.
Il volto storico della narrazione, seppure secondario rispetto a quello introspettivo, tuttavia ci regala un aspetto poco conosciuto del celebre “La dama con l’ermellino” di Leonardo; è gradevole il salto nel XV secolo che l’autrice ci propone, anche se è palese che non vi è alcun intento di esaustività nel trattare il tema, né la pretesa di addentrarsi nei meandri delle teorie interpretative sui significati celati dal grande maestro nei propri dipinti. Diciamo quindi che la parentesi storica ammanta il racconto di interesse e di quel tocco di mistero capace di catturare l’attenzione del pubblico.
Nel complesso il lavoro dell’autrice è riuscito e va sicuramente applaudito.
La scrittura scorre fluida e soffice, eppure non perde mai di incisività, anzi, riesce a trattare problematiche esistenziali con una naturalezza e dolcezza di espressione che ti avvolge e ti rende parte della storia.
E’ una storia che abbraccia passato e presente, è una storia che parla prevalentemente di donne ma senza dimenticare mai il ruolo svolto dai signori uomini, è una storia che mette a confronto giovinezza e maturità, è una storia che parla di bilanci, di traguardi, di inversioni di rotta, di disillusioni, di scelte.
Affascinante l’effetto creato dall’autrice, ossia di un binomio passato-presente, dove l’uno si rispecchia nell’altro e viceversa, dove le tribolazioni di una donna del quattrocento sembrano riproporsi sulla pelle di una donna di oggi; ebbene, i secoli scorrono inesorabili ma le vicissitudini umane restano immutabili.
Un parallelismo azzeccato che il lettore avrà il piacere di comprendere appieno al termine del romanzo, quando le nebbie iniziali si diradano per far splendere il sole generato da una narrazione ben congegnata e ricca di spunti.

(recensione di Silvia, della redazione di Qlibri)

 

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Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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