Dalla parte sbagliata della barricata @KMFollett #spythriller @Librimondadori

Voglio dedicare questa recensione a Giorgio Faletti, nel tristissimo giorno della sua inaspettata dipartita.
Scritta qualche tempo fa, lo citavo a proposito della contrapposizione tra intrattenimento e qualità in letteratura. Polemica che in queste ore lascerà il posto alla santificazione e glorificazione, come sempre avviene post-mortem. Si accorgono tutti che sei un genio solo quando non puoi più dimostrarlo.

IL CODICE REBECCA
Ken Follet

Il codice Rebecca

Tra i libri del genere spy story “Il codice Rebecca” è uno di quelli che ho amato di più. Sarà che l’ho letto in un momento in cui avevo assoluto bisogno di evadere, sarà che Follett ha, a volte, la capacità di tenere il lettore incollato al libro fino all’ultima pagina, fatto sta che man mano che procedevo nella lettura la mia realtà oggettiva andava sparendo per lasciare il posto all’assolato paesaggio nordafricano nell’estate del ’42.
Alex Wolff, tedesco di nazionalità egiziana, è la spia che deve comunicare al generale Rommel, la famigerata Volpe del deserto, gli spostamenti delle truppe britanniche attraverso un codice nascosto nel libro “Rebecca” di Daphne Du Maurier. Questo porterà i nazisti ad accerchiare gli inglesi e quindi a vincere la guerra, a meno che il maggiore William Vandam non riesca ad identificarlo e a neutralizzarlo.
Nel susseguirsi di rincorse, scontri all’ultimo sangue, rapimenti e colpi di scena c’è posto anche per l’amore tra Vandam e la bella e sfortunata Elene e, come contrappeso, per il più erotico rapporto tra la danzatrice del ventre Sonja e il “cattivo” Wolff.
Eppure non lo sentiamo così diverso da noi, il cattivo Alex Wolff. Ne ammiriamo la forza e l’astuzia, ne seguiamo le avventure quasi dispiaciuti, alla fine, che combatta dalla parte sbagliata della barricata.
Ho trovato indimenticabile la scena finale della fioritura del deserto e i due personaggi femminili, così
diversi, eppure anche loro due facce della stessa, complessa umanità.
I detrattori di Follett, gli intellettuali, direbbero che è un libro facile e che, come polemizza Piero Citati, è meglio non leggere piuttosto che leggere chi scrive best-sellers come Faletti, Dan Brown e Follett. Peccato che con la maggior parte dei libri che apprezzano gli intellettuali io mi annoio, e che con “il codice Rebecca” mi sono, invece, divertita immensamente.
C’è un tempo e un libro per tutto, per filosofeggiare e per divertirsi, e se la vostra esigenza oggi è quest’ultima, Il codice Rebecca è il libro che fa per voi.

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Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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