La generazione Telemaco, ovvero le spine nel fianco di Ulisse in nostos @adestdellequato @CasaLettori

nostos
di Antonella del Giudice
ed. Ad est dell’equatore
nostos
“Nestore non si lusingava: il confronto con la nuova generazione gli riusciva ingrato. Avvertiva nei giovani, compresi di suoi figli, un mal dissimulato disprezzo per l’esperienza dei padri, come se questa non fosse che una somma di errori che, in quanto irripetibili, non valeva la pena conoscere…
…anche quando volevano sembrare docili e rispettosi, il tono della loro voce tradiva la sicumera di chi è convinto che nulla ci sia stato di interessante prima della propria esistenza e nulla ne sarebbe venuto dopo…”
Mi sembra che i due brani che ho riportato dal bel libro di Antonella del Giudice ben rappresentino la tematica affrontata dall’autrice in “nostos”, ossia il conflitto tra padri e figli, per estensione tra coloro che detengono il potere e non hanno alcuna intenzione di mollarlo, e gli emergenti, pieni di forze giovanili e di idee innovatrici, che vorrebbero subentrare nella gestione di esso.
Il ritorno di Ulisse a Itaca , dopo lo stermino dei Proci, di fatto la cancellazione dell’intera potenziale classe dirigente, è motivo di conflitto tra gli itacesi e nella sua stessa famiglia, dove Penelope si schiera dalla parte del figlio Telemaco che vorrebbe regnare al posto del padre, per pacificare gli animi e dare il via a un governo che assicuri serena prosperità all’isola.
Nestore, l’anziano re di Pilo, compagno d’armi di Ulisse, è da lui chiamato a dirimere la controversia familiare.
Vede quindi ognuna delle parti in causa, a partire dall’eroico Odisseo, e a seguire Penelope, Telemaco, i parenti delle vittime itacesi, la schiava Melanto, ultima amante del re.
Ognuno ha le proprie ragioni, e l’autrice ce ne fa parte in maniera esemplare, con una prosa ricca e fortemente evocativa del testo omerico, che a tratti si ammanta di autentica poesia: “…allontanando da te il momento, che pur verrà, di scendere all’Ade, dove le ombre vagano disperate, assetate solo di sangue animale che tiepido possa loro rammentare il corpo, e col corpo il dolore, e col dolore l’amore.”
La conclusione è imprevista, e dove non poterono i Troiani contro l’astuzia di Ulisse, potrà la volontà di una donna.
Al di là dell’indubbio valore letterario dell’opera, vorrei sottolineare la grande analogia con ciò che avviene attualmente a livello politico nel nostro Paese.
Matteo Renzi, che proprio di recente ha coniato la definizione “generazione Telemaco” ha scalzato il vecchio apparato di partito e reclama il diritto a governare; anzi, sta governando.
Altri soggetti, come il movimento 5 stelle, puntano sul nuovo. A dirimere le controversie, Il vecchio e saggio Nestore-Napolitano, che cerca di fare del suo meglio.
Io non sto dalla parte di nessuno (in questo caso Nessuno non c’entra) per partito preso. Tendo piuttosto a esaminare le istanze di ogni soggetto. Non sempre nuovo (giovane) è meglio di vecchio, tutto dipende dai contenuti.
Vorrei spendere infine due parole su Penelope, tradizionalmente vista come la sposa fedele e la regina astuta, che tenne a bada i pretendenti con l’escamotage della tela.
Antonella del Giudice ne ribalta l’immagine, e ce la presenta come una donna che, al momento del nostos, l’agognato ritorno del marito, si rende conto della sua piccolezza di uomo bugiardo e traditore, incline alla violenza e alla sopraffazione in nome della sua sbandierata superiorità. Ne prende le distanze, forte dell’autonomia che ha acquisito in tanti anni di lontananza.
Non sempre in amor vince chi fugge e, di sicuro, chi si allontana perde l’occasione di essere protagonista nella vita di chi ha lasciato.

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Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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