I “cuori a perdere” di Gabriella Maldifassi #contemporaryart

cassette Maldifassi padella Gabriella

opere di Gabriella Maldifassi:
“Cuore di sposa” e altri lavori                                                   ” Self portrait”

L’arte del riciclo consiste nel dare nuova vita a qualcosa, nonostante la cosa utilizzata rimanga fondamentalmente se stessa. Così avviene nell’esistenza umana, dove, giorno dopo giorno, siamo costretti a lasciarci alle spalle il vissuto per costruire il futuro. Non per questo le esperienze passate non ci serviranno, anzi. Attingiamo continuamente a questo preziosissimo serbatoio per affrontare con maggior sicurezza le incognite, per costruire il nuovo “sé” con il vecchio bagaglio. “L’acqua che tocchi de’ fiumi è l’ultima di quella che andò e la prima di quella che viene. Così il tempo presente.”, diceva un certo Leonardo da Vinci, ma il fiume è sempre quello, pur nell’incessante trasformazione. Succede, quindi, che il fiume della nostra vita si trovi ad attraversare territori impervi, e periodi di siccità che ne lasciano quasi svuotato il letto. E’ in questi frangenti che deve emergere il carattere della persona, è questo il momento di attingere al famoso serbatoio per riempire di acqua nuova il nostro percorso.
Questa personale, “Cuori a perdere”, rappresenta l’elaborazione artistica del percorso di Gabriella Maldifassi, il riuscito tentativo di incanalare nella creazione, riutilizzando oggetti esistenti e inglobandoli in strutture ricoperte di carta, i blocchi emozionali che per un certo periodo di tempo hanno ostacolato la sua autorealizzazione. Ha incastonato in semplici cassettine da frutta cuori e simboli di cartapesta, metallo, oggetti che fanno parte del quotidiano, e parole. Non potevano certo mancare le parole, in Gabriella Maldifassi. Autrice di “Mordidas” e “Consommé”, tra gli altri titoli, ha fatto delle opere esposte una scrittura visiva di forte impatto emotivo , ma sempre guidata dall’intelligenza dell’artista. “Ho scelto il cuore come soggetto prevalente, ma avrei potuto decidere per un cerchio, o qualsiasi altra forma. E’ solo un simbolo, ma un simbolo potente in quanto fa parte di noi, è anzi la pompa che fa circolare il sangue; inoltre ha una forma facilmente modificabile. Non esiste, nei miei lavori, un cuore uguale all’altro. Alcuni sono allungati, altri piccolissimi, altri addirittura obesi” .
Alla domanda sul perché abbia riciclato, ricoprendole, dipingendole, proprio le cassettine di legno ha risposto che “la cassetta  è un contenitore, ma è anche qualcosa che costringe a stare entro certi confini,  che ostacola l’uscita” .  I suoi cuori di cartapesta prediligono il non-colore, sia esso il bianco virginale della sposa, sia il nero oscurarsi della speranza. Se si vestono di colore, allora esso è forte e deciso, rosso di passioni e di sesso o verde di spazi aperti. Col colore le cassette, le costrizioni, scompaiono e i cuori galleggiano finalmente liberi di interagire con l’ambiente.
Come le cassette, le “shadow boxes” di Joseph Cornell, i lavori di Gabriella Maldifassi raccontano storie, a chi ha voglia di fermarsi ad ascoltare.

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Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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