Full immersion nella rassegna letteraria di Vigevano #appassionata14 @CircoloLettori @QuiVigevano

Cominciata venerdì 17 (alla faccia della superstizione) la rassegna letteraria entra nel vivo e mi regala emozioni intense. Cercherò di pubblicare qualche appunto, non di tutto e non sul tempo: non sono una cronista , quindi parlerò solo di ciò che mi ha interessato e quando ne ho il tempo. Inizio con due eventi del fuori rassegna, per poi portarvi nel cuore dell’evento.
Sabato ho partecipato a #DanteBeatrice #passioneispirazione . Cominciato virtualmente nei giorni scorsi sui social con i tweet di Bianca Garavelli accompagnati  dai bei disegni di Ferdinando De Sarro, l’evento si è concretizzato con l’introduzione della nota dantista ai versi letti dall’attore Stefano Chiodaroli. E’ stato un buon tentativo di sdoganare la grande cultura, inserendola in un ambito diverso dai soliti circuiti. Un’iniziativa che va sicuramente incoraggiata.   E’ ora di far uscire i classici dalle librerie, scrollando quel po’ di polvere che, dagli anni della scuola, vi si è depositata.
bianca e ChiodaroliDe Sarro
La giornata  è proseguita al vernissage della mostra di Augusta Bariona, un’artista che usa le veline per svelare ( il bisticcio di parole è voluto) le proprie emozioni. In questa personale, Bariona presenta i nuovi lavori ispirati ai  libri e agli autori che l’hanno formata, da Kafka a Calvino, passando per Pessoa e Quasimodo. Due attori hanno letto i testi a cui l’artista fa riferimento nelle opere.
ride la gazza

Non sono purtroppo riuscita a seguire il vernissage della collettiva Passioni a Palazzo Sanseverino, e neppure  l’intervista di Laura Lepri a Piero Dorlfes, anch’essi in calendario nel pomeriggio. E’ un vero peccato non avere il dono dell’ubiquità.
Sabato sera, al Civico teatro Cagnoni, è andata in scena l’intervista agli autori dei tre libri finalisti del premio Città di Vigevano, che vi elenco in ordine di arrivo: Camilla Baresani “Il sale rosa dell’Himalaya”, Sandro Pallavicini “Una Commedia Italiana”, Silvia Avallone “Marina Bellezza”. Personalmente, avrei invertito l’ordine di arrivo dei primi due, per i motivi che potrete leggere, se ne avete voglia, su questo stesso blog alle pagine delle relative recensioni.
Voglio solamente dire due parole sulle persone, secondo l’impressione che  ho ricavato dai  loro interventi.
Ho trovato Camilla Baresani molto piacevole, equilibrata e intelligente, talmente intelligente da essere consapevole di una delle pecche del suo romanzo, il finale, a cui ha cercato di porre rimedio dicendo che quando un autore non sa come finire il libro deve solo aspettare il momento in cui la soluzione, tra tutte quelle che si prospettano, si imporrà, in un certo senso, da sola. Beh, non è proprio così facile, e a volte è meglio cercarlo, il giusto epilogo.
Sandro Pallavicini ha dimostrato la sua maturità di autore e di uomo con parole pacate, esponendo in maniera razionale e precisa il suo modo di procedere nella stesura di un libro, che prevede necessariamente tempi molto lunghi, visto che insegna chimica  a tempo pieno all’Università di Pavia. La sua cifra di scrittore è, nell’ultimo periodo, l’ironia leggera, che si insinua in un certo perbenismo di facciata. Non coinvolge emotivamente come la Baresani, ma, dal mio punto di vista, il suo romanzo meritava il primo premio. Può piacere o non piacere, ma se parliamo di qualità complessiva è sicuramente il migliore dei tre.
Silvia Avallone ha dalla sua l’entusiasmo del neofita, ma, di conseguenza, anche la mancanza di misura. Capisco il giovanilistico ardore, ma anche la “pancia”, a volte, deve essere controllata dal cervello. Sono due forme di intelligenza che devono necessariamente convivere, ma guai quando uno dei due cervelli, l’emotivo o il razionale, prevale sull’altro. Le auguro di riuscire a far crescere il suo grande talento di narratrice, perché se lo merita, e ha tutta la mia simpatia.
Un plauso alla giuria tecnica, che si è occupata delle domande da porre ai finalisti, e ai brillanti interventi dell’Assessore alla cultura Daniela Del Frate, che vedrei benissimo anche come conduttrice. E’ riuscita a demolire Giorgio Albertazzi e la sua penosa rinuncia dell’ultimo minuto al premio alla carriera per l’Italia con le stesse parole dell’attore, che sinceramente ha fatto proprio una magrissima figura…in contumacia.
E poi il gran finale, il premio alla carriera: Luis Sepùlveda.
Emozione e calore, maturità e misura, in pratica il compendio delle virtù dei tre finalisti. Quando senti parlare questi personaggi, capisci perché hanno la capacità di comunicare con milioni di persone, riesci a percepire quell’indefinibile carisma che ne ha fatto dei protagonisti assoluti.
Ciò che mi è rimasto dentro, alla fine di questa lunga giornata, è il suo racconto della coperta di stelle sopra la Patagonia. La bellezza dell’Universo, il cosmo infinito di cui  sentiamo di far parte,  così lontano eppure  così intimamente vicino, quando, dopo una birra e due chiacchiere tra amici, si esce a guardare il cielo nel buio della notte.
sepulveda
Appuntamento a domani, con la mia personalissima  ( e ritardata) cronaca degli appuntamenti di oggi, domenica 19 ottobre 2014.

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Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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