#LeonardodaVinci, i codici segreti dell’uomo e del pittore #arte

Preparando per CineArte l’introduzione al film “La vita di Leonardo da Vinci”, lo sceneggiato che Renato Castellani realizzò nel 1971 per la Rai,  mi sono trovata impegolata in un vespaio di ipotesi e di contraddizioni sulla storia, o l’interpretazione, della vita e delle opere di quest’uomo tanto misterioso e affascinante. Mi riferisco a Leonardo, non a Castellani, naturalmente.
Sul fatto che io abbia sempre subito il suo fascino non ci sono dubbi, tanto che nel mio primo romanzo ho sentito il bisogno di citarlo in più occasioni, e come pittrice ho eseguito la copia della “Dama con l’ermellino” e della “Gioconda”, ma ogni volta che approfondisco qualche aspetto di Leonardo, si aprono nuovi scenari e  saltano fuori ipotesi diverse sulla sua origine, aspetti sconosciuti del suo carattere, o presunte letture esoteriche dei suoi quadri.
Ho pensato che fosse meglio prendere qualche appunto, tanto per mettere nero su bianco quello che mi passa per la testa. Mi fa piacere condividere su questo blog le mie ricerche e  ipotesi, anche nel tentativo di  avere un riscontro, o una confutazione, da parte di qualcuno più informato di me.
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-
Leonardo fu un uomo solo, dal carattere misurato, apparentemente senza grandi slanci emotivi, la cui unica passione certa fu l’osservazione della natura e il tentativo di imitarla o di sfruttarne le leggi.
Mi chiedo, allora, che cosa ci sia  di così intrigante nelle sue opere, tanto da scatenare un turbinio  di congetture sul vero significato, palese o nascosto, di ogni singola opera pittorica.
Mi do subito una risposta: quello che ci affascina è la contraddizione, il mistero. Ciò che sembra naturalistico, per qualche particolare inafferrabile sembra non esserlo, anzi lo è, ma è evidente che cela un significato, palese o nascosto. E’ come se nei suoi dipinti Leonardo avesse rappresentato entrambi gli aspetti del suo carattere, così socievole, moderato e concreto all’apparenza, ma nel profondo contraddittorio, schivo, individualista,  sensibile ed emotivo.
Leonardo pittore elaborò il completamento dell’impianto teorico della prospettiva, che con Brunelleschi apriva il Rinascimento. Agli elementi già noti,  Leonardo aggiunse la prospettiva aerea: la definizione degli oggetti diminuisce in proporzione alla distanza, quindi alla quantità d’aria che si frappone fra l’occhio dell’osservatore e l’oggetto rappresentato, che tende anche ad assumere colorazione azzurrata. In molte delle opere che andrò pubblicando vedremo l’applicazione pratica  (e molto poetica) della prospettiva aerea. Il paesaggio che fa da sfondo alla Vergine delle rocce ne è un esempio, come potete vedere qui sotto. La versione che pubblico è quella visitabile al Louvre.
vergine rocce Louvre

Enfatizzò l’uso delle velature e dello sfumato, intervenendo spesso con i polpastrelli per rendere più impercettibile il passaggio da un tono all’altro.
Accentuò l’uso del chiaroscuro, impresse ai suoi personaggi una dinamicità quanto mai lontana dalla staticità della ritrattistica del Quattrocento. Vi affianco due quadri eseguiti nello stesso periodo con  la committenza di Ludovico il Moro.
Il primo ritrae Cecilia Gallerani, la Dama con l’ermellino, in cui Leonardo raggiunge un equilibrio perfetto tra la rispettabilità e la dignità che la posa statica imprime al soggetto, e la vivacità con cui la dama sembra guardare da un’altra parte, come al sopraggiungere improvviso di qualcuno che nel quadro non c’è, ma tuttavia è, in questo modo, presente. Non voglio dilungarmi sul significato allegorico dell’ermellino, il cui nome in greco, galé, si ricollega al cognome della ragazza ritratta e che allude anche al legame di lei con il committente, insignito dell’Ordine dell’ermellino, ma cito queste considerazioni, ormai note, soltanto per chiarire la complessità che si cela in ogni singola immagine.
Il secondo quadro è il ritratto di Beatrice d’Este, eseguito da Giovanni Ambrogio De Predis. Bellissimo anche questo, ma è quanto di più fisso si possa immaginare.
dama ermellino (191x263)beatrice d'este

Leonardo da Vinci era musico, ingegnere, architetto, inventore, anatomista, disegnatore, pittore, scenografo, costumista, scultore. Aveva un’insaziabile sete di sapere e di scoprire, e a causa di questo cominciava più cose contemporaneamente senza finirne quasi nessuna. Per questo fu ritenuto poco affidabile dalle committenze, specialmente nella sua maturità.
Fu un uomo soggetto a repentini cambi di rotta, e si spostò da una corte all’altra, a seconda di come tirava il vento, per rincorrere la stabilità economica e gli agi che gli erano stati negati a causa della sua illegittimità. E’ molto probabile che, se fosse nato nell’alveo di un matrimonio regolare, nulla del suo genio ci sarebbe pervenuto, se non qualche stralcio di scrittura notarile. E questo, come al solito, mi fa riflettere sul ruolo che il caso ( o il destino?) gioca nella Storia, e nella nostra storia.
Gran parte delle sue idee, invenzioni, appunti, disegni è, invece,  contenuta nei vari Codici, quelli noti e quelli ormai dispersi in giro per il mondo.
Poco o nulla  si sa dei suoi legami affettivi, se non che fu molto legato allo zio Francesco da Vinci e ad alcuni allievi della sua bottega, in particolare a quelli che sarebbero diventati i suoi eredi, Francesco Melzi e Giangiacomo Caprotti, il Salaì.
A zio Francesco, un giovane ventenne sfaccendato ritenuto la pecora nera della famiglia Vinci, fu demandata l’educazione del piccolo Leonardo nel periodo in cui Ser Piero da Vinci, il padre di Leonardo, si trasferì a Firenze per i suoi affari. E’ probabile che in questo periodo Leonardo abbia avuto contatti frequenti con la madre Chataria e il marito di lei, tale Achattabriga di Piero del Vacca. Ma di questo parleremo più avanti…
Nello sceneggiato di Castellani si ventila l’ipotesi di un  legame del genio vinciano con Cecilia Gallerani, la già citata amante di Ludovico Sforza, ma di sicuro c’è la forte intesa intellettuale tra una donna e un uomo  colti, molto intelligenti e fuori dagli schemi. Nient’altro ci è giunto che possa confermare un legame di altro tipo, anche perché credo che  un tipo accorto come Leonardo non si sarebbe mai sognato di mettere a repentaglio il suo incarico imbastendo una relazione con la donna di chi lo ospitava (e pagava).
In un processo del periodo giovanile, poi sospeso, fu accusato di sodomia, ma potrebbe anche darsi che, invece, non fosse particolarmente interessato al sesso, tanto da ritenere brutte le parti coinvolte nel coito “L’ atto del coito e le membra a quello adoprate son di tanta bruttura che, se non fusse la bellezza de’ volti e li ornamenti delli opranti e la sfrenata disposizione, la natura perderebbe la spezie umana” (De Anatomia, fogli A. 10 r.). Però i disegni anatomici sul coito dimostrano che Leonardo conosceva molto da vicino i rapporti eterosessuali.  Pare addirittura che abbia avuto un figlio illegittimo all’età di quindici anni, “Paolo di Leonardo da Vinci di Firenze”, di cui si parla in un documento del 1479.
O forse era solo un uomo frustrato per l’impossibilità di vivere a pieno la propria omosessualità e il suo amore per Giangiacomo Caprotti (Il Salaì, ritratto nel disegno qui sotto come angelo incarnato e così stranamente somigliante al San Giovanni  e, a parte gli occhi e il mento,  anche alla Gioconda).

angelo incarnatosan giovannila gioconda

Alcune fonti danno come erede del più celebre dipinto del mondo proprio il Caprotti, e un motivo ci sarà pur stato, come pure non può essere un caso se questo quadro seguì Leonardo fino alla fine dei suoi giorni. Sicuramente rappresentava per lui un riferimento affettivo o simbolico importante, ma a questo proposito potrebbe esserci un’altra ipotesi, che approfondirò un altro giorno.
Un’annotazione birichina: e se il gesto del San Giovanni, invece di indicare il cielo in senso religioso, fosse uno scanzonato “codice” d’intesa tra lui e il Salaì sull’erezione puntualmente annotata in quello che sembra proprio un disegno preparatorio che doveva rimanere nascosto?

Annunci

Informazioni su giuseiannello

Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
Questa voce è stata pubblicata in arte, Farina del mio sacco, PITTURA e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...