Voglio chiamare la madre di #LeonardodaVinci con il suo vero nome, Chataria

Voglio ridare alla madre di Leonardo  il suo vero nome, Chataria, così come viene citata nel catasto di Vinci nelle note dell’anno 1457, dove si riporta che il nonno Vinci, Antonio, aveva allora 85 anni, era sposato con Lucia di anni 64, e abitavano nel popolo di Santa Croce. I due avevano per figli Francesco e Piero, d’anni 30, sposato ad Albiera di anni 21, e con loro convivente era “Lionardo figliuolo di detto ser Piero non legiptimo nato di lui e della Chataria al presente donna d’Achattabriga di Piero del Vacca da Vinci, d’anni 5”. Dobbiamo a nonno Antonio il momento esatto in cui Chataria diede alla luce Leonardo in Anchiano, frazione di Vinci, nei pressi di Firenze: “Nacque un  mio nipote, figliolo di ser Piero mio figliolo a dì 15 aprile in sabato [alle ore 22,30]… Ebbe nome Lionardo. Battizzollo Piero di Bartolomeo da Vinci, in presenza di Papino di Nanni, Meo di Torino, Pier di Malvolto, Monna Lisa di Domenico di Brettone…”
Vorrei ridare a Chataria quella che probabilmente era la sua vera identità, anche se non è così facile. Potrebbe essere stata  una delle tante schiave  senza alcun diritto, presenti in Toscana in quel periodo storico. La peste nera, seguita al tracollo finanziario dei Bardi e dei Peruzzi del 1345 aveva decimato la popolazione di Firenze e i fiorentini più ricchi avevano provveduto a comprare, per i lavori più umili, schiavi dal vicino oriente.
A Chataria venne affibbiato il nome di Caterina, come a tante altre schiave di cui si cercava di italianizzare il nome. Era arrivata ai Vinci  in eredità, come racconta il Corriere Fiorentino in questo articolo: “Vanni di Niccolò di Ser Vanni, banchiere fiorentino e anche usuraio, vissuto nel ’400, cambiò il suo testamento nel giro di due mesi e lasciò la sua casa di via Ghibellina, nel quartiere di Santa Croce, in usufrutto alla moglie Agnola fino alla morte: dopo la casa sarebbe andata al notaio Ser Piero da Vinci, suo esecutore testamentario e anche amico. Nel frattempo, il testamento destinava a Ser Piero la schiava di Ser Vanni, Caterina, e da lei sarebbe nato Leonardo. La storia è raccontata nel libro  «La madre di Leonardo era una schiava?», di Francesco Cianchi” .
La tesi che la madre di Leonardo fosse una levantina è suffragata dai recenti studi sulle impronte digitali che Leonardo lasciò sui suoi quadri, la Ginevra Benci, la Dama con l’ermellino, e soprattutto sui fogli che compongono i codici. Concentrandosi sulle impronte presenti nelle macchie di inchiostro, che danno la certezza della contemporaneità con l’inchiostro degli scritti, l’analisi  dattiloscopica ha evidenziato “ una struttura a vortice con diramazioni a ‘y’, dette triradio: questa tipologia di impronte è comune a circa il 65% della popolazione araba”. ”A questo punto – ha affermato Vezzosi – si rafforza l’ipotesi che la madre del genio fosse orientale, nello specifico, secondo i miei studi, una schiava”(La Nazione 13.5.2007).
Si potrebbe così spiegare la facilità con cui Leonardo scriveva da destra a sinistra, visto che molto probabilmente il suo primo approccio alla scrittura avvenne sotto la guida della madre, nei primissimi anni di vita. E’ noto che la scrittura araba procede da destra verso sinistra e non il contrario, come nella scrittura occidentale.
Dopo la partenza di Leonardo alla volta di Firenze, dove il padre lo mise a bottega dal Verrocchio, questa donna fu costretta ad avere un ruolo marginale nella vita di Leonardo, anche perché, nel frattempo,  si era sposata con l’Achattabriga  e aveva avuto altri figli.
La strana situazione di Leonardo, che probabilmente sapeva di essere figlio di questa donna, chiamata Caterina, e nel frattempo aveva a che fare con le varie mogli del padre, gli  ha sicuramente ispirato il quadro di Sant’Anna con la Vergine e il Bambino, cioè il tema delle due madri. In particolare nel cartone preparatorio di Sant’Anna, che si trova alla National Gallery di Londra, mi sembra di ravvisare nei tratti della madre della Madonna qualcosa di decisamente orientale. Ma forse la mia fantasia è troppo fertile…
CARTONE DI SANT'ANNA CON LA VERGINE E IL BAMBINO
Gli ultimi studi danno quasi per certo che Chataria, ormai vedova e sola, raggiunse nel 1493 a Milano il figlio Leonardo alla corte del Moro,  e lo stesso genio vinciano  annota nei sui fogli questo avvenimento, non specificando però chi fosse questa Caterina. Parimenti annota quanto denaro le consegna durante la permanenza di lei a Milano, e le spese sostenute per il funerale della povera Chataria del 1494, spese decisamente troppo elevate se si fosse trattato di una semplice domestica. Vennero addirittura reclutati quattro preti e quattro chierici per accompagnarla nell’ultimo viaggio, mentre le campane suonarono per tutto il tragitto.
Passo ora alla mia ipotesi più fantasiosa. E se qualcosa di sua madre ci fosse anche nella Gioconda? Ma di questo parleremo un’altra volta…

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Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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