Segantini aveva il suo tempo nell’anima @CanaleArte

Oggi ospito il bel  commento alla mostra di Segantini di Augusta Bariona,  un’amica, un’artista di cui ho parlato qualche volta su questo blog.
Giovanni Segantini (1858-1899)

Giovanni Segantini (1858-1899)

“Ieri, con un’amica, sono andata a vedere Segantini.
Un pittore che ben conoscevo, esposto anche alla Gam, un tempo semplicemente: Galleria d’arte moderna di Milano, che ospitava sia Il Segantini, sia il Pellizza da Volpedo che non solo erano vicini come opere ma anche da vivi avevano avuto uno scambio epistolare artistico.
Una vita breve , sempre in movimento e sempre intensa.
Intensa come le sue opere.
Una mano meravigliosa, immediata, un talento tangibile. La capacità di creare con un segno impercettibile, una sfumatura di colore più intenso, da vicino, da lontano un uomo in campagna.
Un uso del bianco unico, una luce che si ritrova nei Rembrandt.
Un quadro che ricorda il simbolo della nostra bella Lomellina: un’oca con le piume a testa in giù: un capolavoro di intensità e leggerezza.
Di fronte a un maestro osservi da molto vicino il suo gesto pittorico, la sua miscela di colori, il tipo di tela che usa e, nei disegni, quella magica maestria nel chiaro scuro che non sai come faceva a “vedere”, e a gestire, diciamo così, nella sfumatura micrometrica.
Mi chiedo: ma tutti quei pittori che si pensano artisti, sono mai andati ad osservare attentamente un maestro? Hanno mai colto la vera forza ispiratrice che lo muoveva? Hanno mai letto cosa scriveva? La profondità di un pensiero che muove la volontà, il desiderio di proporre la sua “vera visione” quella dell’anima, o animus tanto per rimanere rigorosamente laici e non essere fraintesi. Nonostante l’assoluta spiritualità dell’Arte che , come prima e immediata “cosa” rispecchia, tutte le sfaccettature individuali,  l’animo dell’uomo del suo tempo e, potremmo aggiungere forse, del suo luogo.
Segantini città, momento di Milano, Montagna, Engadina, vita rurale.
 Quasi preraffaellita con l’art Decò che stava arrivando dal nord Europa. L’ascolto del proprio tempo.
Così anche per l’arte contemporanea : turba stupisce e molte volte l’osservatore rimane perplesso di fronte ad un’accozzaglia, brutta, di oggetti che per gli occhi hanno solo un significato spiacevole. Come questo nostro tempo del quale non ci rendiamo conto: ci travolge con una velocità eccessiva di novità passeggere, cambiamenti che non riusciamo nemmeno a digerire, violenze che scuotono, sempre troppo, anime spaventate che stanno tirando avanti la propria vita senza accorgersi di cosa succede se non vengono colpite personalmente, stagioni che passano come scatole ammontichiate l’una sull’altra che in un momento ci accorgiamo sfumate, perse nei nostri piccoli ego e qualcuno cerca di rimediare, di riaccaparrarsi con del botulino o un’altro tipo di stiratura. Inesorabilmente le pieghe del tempo ci ingoiano e non si può mai tornare indietro. Nessuno se ne rende conto.
Segantini aveva il suo tempo nell’anima. Aveva il lusso del suo dono: un talento immenso che diventava una necessità d’espressione della sua stessa personalità. Come è sempre per i grandi artisti.
Divago, racconto un pensiero e lo sottolineo con l’emozione.
Questo grande Poeta del colore e del segno permette di poterci ritrovare un momento in noi stessi nella luce e nel sentimento.
Interessante vedere come Giacometti, suo allievo, ha terminato un suo quadro , con molto più magenta , intenso, forse proprio per differenziarsi, e il quadro , come dire, disturba in un colore fuori posto rispetto la sua poetica.
Consiglio una visita, un mezzo pomeriggio, almeno, il bellissimo catalogo di Skira assolutamente abbordabile.
Una lunga meditazione serena davanti  alla ricchezza interiore che l’Arte permette di comunicare al mondo per chiederci se veramente, nel nostro modo con le nostre capacità riusciamo a trasmettere l’ Amore , come dice Giovanni Segantini, o , molto più freddamente, in ogni cosa che facciamo c’è solo un Ego che ha bisogno di spazio per farsi notare.
Termino riportando un breve scritto dell’Artista:
 
“L’Arte Moderna  deve dare delle sensazioni nuove, perciò vuole nevi di finissima delicatezza che radoppino le più lievi impressioni. (…)Sotto il pennello la gamma  deve scorrrere smaliante e deve far nascere gli ogetti le persone le linie (…) Il vero cosidetto si deve oltrapassare, la pasione febriccitante dell’Arte deve involgere  tutto d’un intero tremito.
Tutti i più piccoli ecessori e segni casuali devono essere animati.
La vita deve essere da pertutto, la fatica non deve essere.
Davanti al’osservatore tutto si deve fondere in un solo pezzo, in una comozione profonda di Vita vera 
 vita palpitante.”  ”
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Informazioni su giuseiannello

Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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