La legge di causa-effetto, o dell’apparente ingiustizia

adamo ed eva
Ieri sera ero di ritorno da un incontro in cui un’insegnante buddista aveva posto l’attenzione sulla relazione tra karma (azione) e reincarnazione. L’assunto da cui partiva è che tutto, nell’Universo, ubbidisce alla legge causa-effetto. Anche le azioni umane non si sottraggono a questa legge universale, creando così un karma, una conseguenza dell’azione. La saggia buddista esortava, perciò, a fare attenzione a qualsiasi nostro comportamento, nella certezza che  avrà di sicuro una ripercussione in questa vita o in una reincarnazione futura.
Non sto qui a dilungarmi sull’argomento, affascinante ma troppo complesso per essere trattato in poche righe.
Quel che voglio raccontare è che questo input mi ha fatto tornare in mente l’omissione verbale di due giorni prima, riportandola alla coscienza. Venerdì scorso, alla fine della serata dedicata a Leonardo da Vinci, una signora del pubblico si è avvicinata e mi ha chiesto timidamente perché Leonardo non aveva potuto fare il notaio. Le ho ribadito quanto avevo già detto durante l’introduzione al film, cioè che per il sistema giuridico del Quattrocento l’essere, appunto, illegittimi era incompatibile con questa carica pubblica. E’ ritornata più volte sulla considerazione di quanto fosse ingiusta questa cosa, quasi che io avessi il potere di cambiare quella che, secondo lei, era un’iniquità assoluta. Non le ho ripetuto che, secondo me, era stata una vera fortuna per l’umanità che ser Piero da Vinci avesse sfogato le sue giovanili brame amorose con una donna di rango inferiore. Si fosse trattenuto, in attesa di un più opportuno matrimonio, non avremmo avuto in eredità la mole infinita d’invenzioni e di opere artistiche che fanno parte del nostro patrimonio culturale. Non gliel’ho ripetuto perché avevo l’impressione di aggravare un malessere che vedevo galleggiare nei suoi occhi, e che non potevo in alcun modo alleviare, ma quell’omissione forzata mi si è insinuata sottopelle ed è risalita alla superficie ieri sera.
Ecco la relazione tra un’azione -l’allegro far l’amore di Ser Piero con la schiava Catharia, ritenuto sbagliato dalla mentalità corrente e, molto probabilmente, anche dagli stessi protagonisti-, e la nascita di un genio che avrebbe dato tanto al Rinascimento e a tutte le epoche successive.
Quante volte agiamo con assoluta leggerezza, magari seguendo l’istinto del momento, senza valutare a fondo le conseguenze che quell’azione potrebbe avere? Per quanto mi riguarda, molto spesso.
L’insegnante buddista ha la sua parte di ragione, ma mi consola che, qualche volta, ciò che appare come una cosa negativa ai nostri occhi e al nostro cervello circoscritti dall’orizzonte spazio-temporale di una vita, può rivelarsi qualcosa di completamente diverso.
Forse, di là dal nostro giudizio limitato, c’è un’Intelligenza superiore che guida il nostro istinto. Io, perlomeno, ci spero.

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Informazioni su giuseiannello

Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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2 risposte a La legge di causa-effetto, o dell’apparente ingiustizia

  1. giuseiannello ha detto:

    Anch’io, Rossella, ma te lo dirò con certezza alla prossima reincarnazione. Promesso!

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