Fontana – Klein, quando l’arte incontra l’infinito

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Nelle notti estive di luna piena, se alzi lo sguardo, ti sembra di spiccare il volo verso le stelle. Perdi per una frazione di secondo il contatto con la terra, perdi te stesso e ti proietti nel blu cosmico. Forse è questa consapevolezza di essere infinito che ha spinto Yves Klein a cercare con ostinazione il blu perfetto per lui, l’unico blu che potesse esprimere la situazione d’infinito. Il blu Klein. Sono andata al Museo del Novecento a vedere la mostra “Klein Fontana Milano Parigi 1957- 1962” un po’ prevenuta, lo confesso, nei confronti del primo. Fontana mi sembrava un artista più completo: scultore, pittore, ceramista, senza dimenticare il fondamentale contributo dello spazialismo a tutto l’evolversi dell’arte italiana nel novecento, che continua tuttora. Gli epigoni di Fontana sono, anche loro, infiniti. Eppure, una volta arrivata là in alto, al quarto piano del Museo del Novecento, è quel tappeto blu di pigmento purissimo ad avermi rapito. E’ il sogno, l’emozione, la purezza di Klein. Non c’era posizione migliore per esporre quell’opera, a ridosso del salto nel vuoto, “le saut dans le vide”, come avrebbe detto Klein, la grande vetrata che si affaccia sulla piazza del Duomo affollata e infinitamente lontana nella sua irreale vicinanza. Di questo va dato merito ai curatori Silvia Bignami e Giorgio Zanchetti, per altri versi criticabili (titoli e didascalie troppo lontani dalle opere che costringono a far la spola, una certa penuria di pezzi in mostra). Davanti a quel blu che proiettava i miei pensieri oltre la vetrata, ho capito cos’ha spinto Fontana a diventare un collezionista di Klein, e Dino Buzzati ad acquistare una “zone de sensibilité picturale immatérielle”. E, forse, ho sfiorato l’anima di un alchimista del Novecento che ha trasformato il vuoto in oro, per poi permettersi di gettarlo nel fluire oscuro della Senna, o donarlo al convento di Santa Rita da Cascia. Peccato che sia morto così giovane, che non abbia avuto il tempo d’inventare tante altre cose. O forse no, forse è giusto così. L’età, a volte, sporca anche la poesia, e la ricerca d’infinito si tramuta in meschine incombenze quotidiane.

klein Dino Buzzati - Klein

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Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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