Il valore temporaneo “Della bellezza”, il persistere dei valori condivisi in Zadie Smith

Della bellezza e dell’errore Quando dico che odio il tempo, Paul dice come potremmo altrimenti trovare profondità di carattere, o lasciarci crescere l’anima? (Mark Doty) ”

Si apre con questa citazione uno dei capitoli del terzo romanzo di Zadie Smith, “Della bellezza, pubblicato cinque anni dopo aver ottenuto uno strepitoso consenso internazionale al suo esordio con “Denti bianchi”. Zadie Smith è giovane, intelligente, bella. Una mia amica, che l’ha vista al Festival della letteratura di Mantova, l’ha definita “uno splendido felino, si muove come una pantera”. E’ proprio del senso, e dei limiti, della bellezza che la scrittrice si occupa in questo libro, e lo fa raccontando una storia corale, attraverso l’atteggiamento di due famiglie, o meglio, dei loro eterogenei membri, nei confronti della bellezza. Zadie Smith con grande talento crea personaggi di cui ricordi perfettamente le caratteristiche come fossero amici di vecchia data, e possiede la capacità di riuscire a far percepire, attraverso le parole, i loro pensieri. Mi soffermerò in particolare sui due capifamiglia, Howard Belsey e Monty Kipps. Sono insegnanti universitari, studiosi d’arte che si stanno occupando della pittura di Rembrandt. Cercano di trasmettere le loro conoscenze e la loro visione del mondo agli studenti, e in questo tentativo di passaggio della conoscenza da una generazione matura alla nuova generazione, impegnata a costruire il proprio futuro, sta uno dei primi significati della bellezza secondo Zadie Smith. Howard e Monty, rivali e nemici, non sono poi così diversi, nonostante si rifiutino di ammetterlo e, anzi, disprezzino l’altrui visione della vita. Entrambi ottimi padri di famiglia, WASP e progressista il primo, nero e conservatore il secondo, entrambi di mezza età, soccombono davanti alla bellezza fisica e alla giovinezza delle loro studentesse. Nessuno dei due vede più la bellezza della propria moglie, che è ormai la bellezza delle anime cresciute, nascosta sotto chili di grasso per Kiki, la moglie di Howard, o dentro la fragilità della malattia per Carlene, la consorte dell’altro. Bella è l’amicizia tra queste due donne, così diverse, che hanno il coraggio di trovare la diversità dell’altra una ricchezza. Il quadro che porterà Howard a capire cos’è davvero la bellezza è “Giovane che si bagna in un ruscello” di Rembrandt. “una graziosa ragazza olandese piuttosto bene in carne, con indosso una semplice sottoveste bianca, sguazza in un ruscello con l’acqua a metà polpaccio… Howard guardò Kiki. Nel suo viso, la propria vita.”
giovane donna al bagno in un ruscello, Rembrandt Van Rijn, 1654 LOndra
Rembrandt Van Rijn, “Giovane donna che si bagna al ruscello” 1654

La bellezza è negli occhi di chi guarda, come già dissero molti prima di me. Ma è anche nell’amore sincero, nella semplicità delle piccole cose come il bianco abbagliante di una camiciola, nella condivisione di un percorso. Questo Rembrandt aveva capito, dipingendo la moglie Hendrickje. Forse questo ha intuito Howard, mentre guarda negli occhi di Kiki.

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Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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