Derio Mazzoli, quando la volontà di fare arte è più forte di tutto

 27.2.36 Derio autoritratto da giovaneDerio Mazzoli, autoritratto giovanile

É difficile scoprire un talento, quando chi ne è dotato non fa niente per mettersi in luce. Derio Mazzoli (Novara, 27.2.1936 – Vigevano, 11.3.2013) era proprio così, schivo e attaccato ai luoghi familiari, ostacolato nella sua carriera artistica anche da una pessima salute, che negli ultimi decenni della sua vita gli rendeva difficoltoso perfino il lavoro. Era stato un marmista di professione, e aveva fatto delle sculture e dell’arte musiva un’attività di discreto successo. Quando le condizioni di salute gli avevano impedito di continuare a lavorare il marmo, si era dedicato con grande determinazione alla pittura e al disegno. Pur essendo consapevole delle proprie capacità, aveva preferito un profilo defilato, che gli permettesse di decidere i suoi ritmi di lavoro in rapporto alla salute.
“Così e così, ma appena mi sento vado giù, in studio, a lavorare” diceva quando gli si chiedeva come andava. Infatti, se la carriera ne ha sofferto, di sicuro la condizione fisica ha inciso pochissimo sulla sua crescita artistica, perché una volontà di ferro lo spingeva a sperimentare ogni giorno, a disegnare, e poi ancora a disegnare, dipingere, costruire piccole sculture con quello che gli capitava sottomano, anche della carta d’alluminio da cucina. Pignolo, ordinatissimo, fotografava ogni cosa, variando la luce perché le foto, a loro volta, diventassero qualcosa di artisticamente valido. Poi catalogava tutto, decine e decine di raccoglitori zeppi di disegni a biro, a pennarello, a pastello; le foto delle sculture, quelle dei quadri, i disegni di piccole dimensioni.
Quando sperimentava qualcosa di nuovo, si divertiva a sottoporti le foto chiedendoti che cosa ne pensavi. Diceva che aveva visto quella “roba lì” in una mostra, o che era di Tale o di Talaltro, ma lui non ne era troppo convinto; con quel suo spirito ironico e arguto sorrideva apertamente, se ci cascavi. Ma noi difficilmente soccombevamo al suo gioco, perché una cosa sicura su Derio Mazzoli, era che, davanti a un’opera d’arte, aveva un giudizio certissimo, senza sbavature, preciso e tagliente come una lama da chirurgo, affilato da anni di studi e di osservazioni. Il quadro poteva essere il mio, quello di amici comuni, quello di un dio. Calava la scure imperterrito, se c’era da stroncare: “Non sta in piedi”, oppure “E’ bilanciato” “Sì, c’è qualcosa”. “È stato bravo, e allora?” quando, se pur tecnicamente irreprensibile, un lavoro non comunicava niente di personale dal punto di vista artistico, se era solo una copia dell’opera di qualcun altro, un’esercitazione scolastica, insomma. E poi “Un quadro, un’opera d’arte, non può non essere espressione del suo tempo”.
Quando volevo un parere su qualsiasi opera, mia o di altri, mi fidavo ciecamente del giudizio di Derio Mazzoli, più che di quello di un critico d’arte.
Aveva iniziato il suo percorso con i corsi del Prof. Piero Maccaferri e in seguito aveva frequentato la scuola di disegno e pittura dell’Istituto Roncalli di Vigevano, sotto la guida del Prof. Oronzo Mastro. A un primo periodo di formazione, nel segno del figurativo, era seguita una ricerca che l’aveva portato a stilizzare le forme, fino ad arrivare all’informale e all’astratto.
11.3.13 le tre donne   DERO MAZZOLI 09 opere (1)  Derio astratto

Dotatissimo, come si può vedere, in ogni stile, per problemi respiratori era passato dalla pittura a olio e a smalto a quella ad acrilico e a smalti ad acqua, meno tossica.
Mi manca tutto di lui, l’amico e l’artista. Quando finisco un quadro, cerco di guardarlo con occhi obiettivi, mi chiedo che cosa ne avrebbe detto Derio. Se sento la sua voce suggerirmi in dialetto “Sì, sta in piedi”, la testa appena inclinata, il corpo alla giusta distanza per apprezzare l’insieme, solo allora metto la firma.

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Informazioni su giuseiannello

Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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