A volte capita di volersi sentire semplicemente donne – Il passo della Dea di Bianca Garavelli

il passo della dea immagine

A volte il ruolo che si è scelto ci va un po’ stretto; a volte anche una scrittrice, un’artista, una mamma, una sensitiva – com’è il caso di Maria nel brano che riporto – vorrebbero sentirsi semplicemente, fisicamente, donne: riconosciute, apprezzate, scelte, unicamente come esseri di sesso femminile.
A quante di noi è capitato di sentire questo scollamento tra ruolo sociale e identità muliebre?
E mi chiedo: capita anche ai nostri compagni, o in loro si è saldata da tempo la frattura tra immagine “pubblica” e identità maschile? Forse Corrado Guzzanti risponderebbe “La seconda che hai detto”, e pure io lo penso.

“Maria si sentiva anche lei un pesce, ma per la prima volta non un pesce fuor d’acqua. Aveva a lungo esitato prima di decidersi a quell’ esperienza per lei al limite dell’incredibile. Era sempre stata una donna particolare. Qualcuno avrebbe potuto dire, per farle un complimento, speciale. Anzi lei per prima avrebbe voluto che qualcuno glielo dicesse, ma non era mai accaduto. Nemmeno fra le poche amicizie maschili di cui pur con frequentazioni saltuarie era fornita, non aveva mai trovato un solo uomo che si fosse interessato a lei come donna, solo come donna: al suo aspetto fisico, al colore dei suoi occhi, al suo profumo.
     Non era mai accaduto. La sua vita non era mai cambiata da quando era rimasta sola, completamente sola dopo la morte dei genitori adottivi che l’avevano, almeno, lasciata priva di preoccupazioni economiche.
Lei non poteva vivere come le altre donne. Lei era diversa.
Non poteva nasconderlo a se stessa, né fare nulla per cambiare questa realtà. Il suo dono più grande era anche il suo dolore più grande.
Dunque, quando aveva letto quell’ annuncio, proprio in fondo a una delle pagine degli spettacoli di un quotidiano, si era lasciata lentamente prendere da un nuovo pensiero. Un progetto inedito, un orizzonte di divertimento e di piacere sconosciuti, difficilmente quantificabili. Sì, aveva esitato, ma non molto a lungo. Si era stupita lei stessa di quanto velocemente aveva preso la decisione di provare a entrare in quel mondo sconosciuto.
I
n breve, quel mondo infido che suscitava tanta diffidenza e disapprovazione le aveva dato gioie inattese. Lì nessuno sapeva chi fosse, e nessuno glielo chiedeva. Gli uomini sembravano apprezzarla, o comunque si interessavano a lei, esattamente per quello che vedevano, esattamente perché era una donna disponibile. Una delle donne disponibili al sesso che sapevano di poter trovare nello spazio sicuro del locale. Non si mostravano preoccupati o spaventati perché sapevano delle sue facoltà. Non la facevano sentire a disagio. La guardavano, la valutavano rapidamente, senza troppe remare la desidera- vano. E altrettanto rapidamente consumavano con lei il piacere. Un piacere che anche lei aveva scoperto, con incredulità, per la prima volta in vita sua. “

Bianca Garavelli, “Il passo della dea”, Emma books
Un thriller esoterico ambientato nel mondo della danza e nella Milano dei Navigli, sotterranea e misteriosa.

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Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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