Appunto n° 2 sulla mostra di Henry Cartier-Bresson

1982-5226, 18/3/05, 11:30 am,  8C, 5700x4042 (232+2121), 100%, bent 6 stops,  1/15 s, R25.2, G27.8, B73.0

1982-5226, 18/3/05, 11:30 am, 8C, 5700×4042 (232+2121), 100%, bent 6 stops, 1/15 s, R25.2, G27.8, B73.0

Dessau, Germania 1945

Una donna riconosce la spia della Gestapo che l’aveva denunciata. Il volto dell’accusatrice è sfigurato dall’odio, nel gesto delle braccia è evidente la violenza trattenuta.
Un burocrate è pronto a segnare le generalità della donna accusata, a schedarla come nemica dei vincitori. Intorno alle due donne, facce ostili nei confronti della spia.  Qualcuno dal fondo le grida frasi offensive; i più la guardano con un senso di rivalsa per la soddisfazione di essere finalmente dall’altra parte della barricata.
L’accusata è a capo chino, dimessa nell’uniforme militare un po’ stazzonata, i pugni contratti nella tensione di non essere nella condizione di reagire.
Il contesto storico dovrebbe farci parteggiare per l’accusatrice, che ha tutte le ragioni per essere così arrabbiata. Ma i nostri neuroni specchio si schierano invece con l’ ex aguzzina.
Le emozioni del momento presente hanno dunque la meglio sul procedimento logico-razionale della conoscenza storica. Ci identifichiamo con la vittima, riviviamo i nostri piccoli traumi di bambini indifesi davanti alle prevaricazioni degli adulti, del più forte.
Abbiamo ben presente la sensazione di essere tagliati fuori dal gruppo, la solitudine e la frustrazione di chi si sente escluso.
Questo dice con parole diverse anche la commentatrice della foto, la scrittrice francese Danièle Sallenave, che fa del tema del perdono uno dei punti forti del suo commento.
Perché tutti, di volta in volta, siamo vittime e carnefici. Tutti siamo il bambino che subisce e l’adulto che spadroneggia.

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Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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