Parlare d’amore senza essere banali, Giulia Romano si racconta. @LadolfiEditore

Da ragazza, prendevo una cotta dopo l’altra. Nel periodo in cui ero innamorata di qualcuno, mi capitava di vedere la macchina dell’oggetto dei miei desideri di quel momento dappertutto, e non capivo se fosse effettivamente un caso singolare oppure la mia maggiore attenzione verso quello specifico, significativo, modello di auto.
Questo ricordo si è affacciato alla memoria stamattina, quando ho deciso di dedicarmi all’intervista di Giulia Romano. Dopo Alice Ranucci, ecco un’altra giovanissima letterata nel giro di pochi giorni, e anche stavolta non so se dipenda dal caso o da una mia recente propensione a occuparmi di giovani talenti. Ma tant’è, e ne prendo atto.
Ho conosciuto Giulia Romano al Salone internazionale del libro di Torino lo scorso maggio, e le sue poesie mi hanno molto colpita. Sono, secondo me, di grande impatto, con una forza palese ma anche sotterranea, e insieme di  estrema delicatezza. Anche lei mi è piaciuta, somiglia alle sue poesie: alla gentilezza unisce la determinazione e il coraggio di mettersi in gioco, in un’età in cui le poesie che si scrivono finiscono di solito in un cassetto.
Ho così deciso, sui due piedi, di proporle questa intervista, e lei ha generosamente accettato. E’ un po’ lunga, ma erano tante le curiosità da soddisfare, e vale la pena leggerla.
Potete trovare una delle poesie di Giulia Romano, tratta dalla silloge “Catarsi” di Ladolfi editore, nel precedente articolo di questo blog https://giuseiannello.wordpress.com/2015/05/15/eros-religione-e-crescita-nella-poesia-di-giulia-romano-poesiaevita/
Catarsi Giulia Romano

  • Quale poeta ti ha più intensamente ispirato, se ce n’è uno in particolare?

Ho ancora i brividi se ripenso alla prima volta che ho sentito recitare “Lady Lazarus” di Sylvia Plath.  Ho provato sgomento, mi sono sentita turbata, mi sembrava di soffrire con lei e all’ultimo verso  era come se avessi tirato un respiro di sollievo e mi fossi sentita più leggera, ancora come lei. In generale il mio modo di scrivere è cambiato quando ho scoperto l’ermetismo, è stata come una liberazione. Leggendo Montale ho scoperto come si potesse parlare d’amore senza essere banali, ho conosciuto la poesia della quotidianità e scoperto il piacere di leggere parole che ad ogni lettura sanno trasmettere diversi attimi di vita. Sul mio comodino ci sono, però, Neruda e Prévert, due grandi maestri, che mi hanno insegnato che la poesia è semplice, che ogni parola è bella e che non servono costruzioni complesse per arrivare dritti al cuore.

 . La tua silloge poetica s’intitola “Catarsi”. Da cosa senti di doverti purificare, e attraverso cosa?

La mia catarsi avviene in due fasi, la prima si verifica nel momento in cui scrivo. Ho capito, con il tempo, che il nostro corpo sente e vive il mondo più della nostra mente ma ritengo indispensabile, per poter godere di queste sensazioni, trasportarle a livello intellettivo. Il mezzo più efficace è stata la poesia, niente di più naturale. La poesia è sicuramente un modo per ricercare il proprio equilibrio, che d’altra parte potrebbe anche coincidere con il caos più totale, com’è senz’altro il metodo più utile per liberarsi da sensazioni negative. Ritengo, però, che dietro ci sia di più, ci sia, appunto, la voglia di sentirsi vivi per apprezzare con la mente ciò che solo gli organi puri possono sentire: la vera essenza delle cose. Con “organi puri” intendo quelli non contaminati da quella dose di raziocinio che spesso si atteggia a proibizionismo, negazionismo e che le leggi dell’economia ci impongono di trascurare. Non si tratta di prescindere dalla mente ma di creare un passaggio intermedio, un filtro più autentico. Purificazione dalla noia, quindi, dalla ingratitudine, dalla sensazione di non essere abbastanza ricchi e pieni. La seconda fase, che ho avuto da poco la possibilità di apprezzare, si realizza nel momento in cui qualcosa che hai creato arriva al destinatario naturale, l’altro. Ho creduto a lungo che l’arte fosse un qualcosa che servisse al solo autore, ma dicevo ciò perché non avevo ancora scoperto che la potenza di una creazione emerge pienamente grazie a chi la fa sua, il lettore, e consiste nelle mille nuove forme nelle quali si dispiega quando incontra un’altra mente. L’arte come mezzo di comunicazione dall’autore al lettore, come mezzo di condivisione tra il lettore e se stesso, tra se stesso e gli altri. La comprensione dell’arte, però, richiede tutti e cinque sensi, tutti gli organi che si possiedono , coraggio, altruismo e fantasia. 

  • Oggi molti scrivono poesie, ma pochissimi le leggono. Che senso ha, secondo te, la poesia nel nostro tempo invaso dai social?Sono più che convinta che l’unica cosa che manca è la consapevolezza che la poesia nel 2015 sia ancora viva. E’ vero, come dici tu, pochissimi leggono poesie, in particolare i giovani, in realtà, ritengo che nella vita di chiunque vi sia un continuo incontro con la poesia, tutto sta nel riconoscerla. Ognuno di noi ha una canzone preferita di cui conosce a memoria il testo, ha scritto una lettera d’amore o ha delle parole che vorrebbe sentirsi dire. Che cosa sono tutte queste cose se non poesie? Basterebbe mettere per iscritto le battute del proprio film preferito per rendersi conto di stare apprezzando nient’altro che poesia. Abbiamo , purtroppo, abbandonato il culto di questa forma d’arte, erroneamente ritenuta troppo elitaria. Nelle stesse librerie è quasi impossibile trovare raccolte di poesie d’autori contemporanei, come se tutto il mondo dell’arte poetica andasse ridotto ai libri scolastici e lì dovesse fermarsi. Ci hanno insegnato a studiarne la forma, le rime, le metafore ma spesso non ci hanno lasciato abbastanza spazio per apprezzarne il contenuto, per scoprire quale mezzo potente possa essere per esprimersi, leggersi dentro, conoscersi e farsi conoscere. 
  • Puoi dirci brevemente i temi che tocchi nelle tue composizioni?Sono sempre state le domande più semplici, come questa, a mettermi in difficoltà. E’, in estrema sintesi, un percorso, una ricerca di equilibrio e di conoscenza che avviene prendendo di petto e affrontando tematiche diverse ma prettamente umane: la religiosità, la fedeltà, l’inizio e la fine della vita, l’amore nelle più varie manifestazioni che si estrinseca anche nell’amicizia e nel peccato. C’è qualcosa di me, tanto di chi mi circonda. C’è un qualcosa di ogni persona che ho amato ma soprattutto c’è tutto ciò che non sono stata ancora in grado di capire.
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Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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