Il regno degli amici di Raul Montanari. Grande è la tentazione di capire ciò che siamo stati

raul_montanariil regno degli amici

“I grandi abissi e le grandi vertigini li vivi da ragazzo, perché hai il tempo e lo spazio mentale per accoglierli.”
Raul Montanari ci racconta una storia di adolescenti immersa nell’estate dell’ottantadue, l’anno della vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio, ma prendendo le distanze. La racconta dal punto di vista del protagonista Demo diciotto anni dopo, il primo gennaio del 2000,  quando si realizza la promessa dell’incontro con Ric Velardi, che dovrebbe chiarire molte cose rimaste in sospeso. Questa soluzione narrativa dà modo a Demo-Montanari di osservare con più obiettività i fatti avvenuti tanti anni prima, di descriverli alla luce dell’esperienza accumulata negli anni, di arricchire, in definitiva, il tessuto del racconto con il valore aggiunto di una maggiore consapevolezza. Frasi come:
“Avevo fatto la prima esperienza del potere che hanno le rogne quotidiane, le cose stupide capaci di schiacciare in un angolo quelle importanti.”    
“Questo è stato uno dei guai della mia vita, perché non puoi accontentare sempre tutti e anche te stesso.”    
“Come la conosco bene, oggi, questa nostalgia per un passato non vissuto, per la strada che non hai preso al bivio.”
rappresentano uno dei motivi che mi hanno fatto amare questo libro, e non sarebbero state credibili in bocca a un sedicenne. Il romanzo passa dal racconto di formazione a toni noir e infine di giallo, rendendo la narrazione coinvolgente e piacevole.
Il regno degli amici è una vecchia casa abbandonata lungo il naviglio della Martesana, trovata per caso da Demo e dall’inseparabile amico Fabiano in quel fatidico agosto dell’82, che vedeva il protagonista condannato a un’estate milanese per recuperare due materie a settembre. L’unico ammesso a varcare quella soglia è Elia, il Profeta, uno strano ragazzo che sembra vivere in una dimensione tutta sua. La casa si riempie di giornaletti porno, di bibite, di alcolici vari, di fumo proibito, e soprattutto di un Aiwa per ascoltare e mimare in santa pace tutti i pezzi musicali preferiti. Ricordo anch’io con chiarezza l’esigenza, tipica dell’adolescenza, di avere un porto franco, un piccolo spicchio di mondo da cui gli adulti siano esclusi, uno spazio anche fisico dove crescere assecondando le pulsioni più profonde, siano esse dell’anima o del corpo. Ad alterare gli equilibri di questo Paradiso proibito arriva Valli, la ninfa pescatrice. È una ragazzina di quattordici anni, dalla bellezza fragile e selvatica insieme, che catalizzerà le attenzioni dei ragazzi del regno, ma anche quelle di una banda di balordi che allungherà le mani sulla casa della Martesana. Tra i ragazzi di questa gang c’è però anche Ric Velardi, che sceglierà di inserirsi nel gruppo degli amici del regno, e anche lui rappresenterà una tappa dell’inevitabile distacco di Demo da Fabiano. Alla festa per i quattordici anni di Valli tutto precipita, e i fatti di violenza e di sangue che macchieranno quella notte separeranno per sempre gli elementi del gruppo. Ma le strade della vita sono a volte destinate a scorrere parallele, e i destini a incrociarsi di nuovo, quanto però tutto è mutato, e non si può immaginare l’esito degli incontri. “Che segno ha lasciato il tempo sulla parte immersa dell’iceberg che io e lei siamo, come tutti? Siamo ancora fragili e pazzi e innamorati del mondo come in quei giorni in cui il futuro era un orizzonte senza confini, o il nocciolo di ciò che eravamo si è ricoperto di una scorza dentro la quale bisognerebbe scavare, scavare scavare per ritrovarci?”.
Eppure la tentazione di ritrovarsi è grande, perché forse è grande la curiosità di capire meglio ciò che siamo stati, ciò che siamo diventati.

“Il regno degli amici, Einaudi Stile libero, fa parte della terna finalista del Premio Città di Vigevano 2015.

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Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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