Isabel Allende si racconta, ma non quanto mi sarebbe piaciuto

Premio 2015 Allende 3 FeltrinelliPremio 2015 Allende

Questo brano l’ho scritto in un momento particolare della mia vita, mentre stava finendo, dopo 27 anni, il mio matrimonio con Willy. L’ho scritto per compensare con la tenerezza, con l’intimità del rapporto d’amore che ho riversato nel testo, qualcosa che stavo perdendo, che avevo già perso nella vita.
Non ho virgolettato perché non sono le parole esatte con cui Isabel Allende ha commentato la lettura tratta da “L’amante giapponese”, il suo ultimo libro, ma questo è senz’altro il senso del discorso della nota scrittrice, quest’anno Premio internazionale alla carriera Città di Vigevano.
Era stato un momento davvero intenso: la magia delle sue parole, recitate da un’attrice e sottolineate dalla musica,  era riuscita ad arrivare a tutti noi che ascoltavamo. A farci entrare in quella storia, e attraverso quella storia nelle storie di ognuno di noi. Perché questo è il miracolo della grande scrittura: partire dall’esperienza dell’autore, sublimarla attraverso la creazione artistica, giungere alla testa e al cuore del lettore, fare in modo che, in quelle parole, chi legge trovi anche sé stesso.
Isabel Allende è una donna che si racconta molto, quando scrive e anche quando parla. “Mia madre mi dice che dire tutto, come faccio io, mi rende fragile. Ma io non penso, io credo che tenere un segreto renda fragili.”…” Anch’io ho un segreto, ma non è mio”
Ecco, ieri sera mi sarebbe piaciuto che ci dicesse di più sulla sua vita, che, come tra amici, avesse potuto sfogarsi per la perdita di un amore importante, che ha significato anche il distacco “dalla tribù” che Isabel si era costruita nel tempo per ritrovare il calore della famiglia originaria, persa quando fu costretta a lasciare il Cile dopo il golpe del 1973.
Da allora passò da uno Stato all’altro, a seconda di dove le esigenze della vita la stavano portando, “Ma mi sono sempre sentita una straniera, una rifugiata ovunque io andassi”.
Isabel ieri sera era pronta, era emozionata, era dispostissima a condividere il suo rimpianto, il suo dolore per il crollo del piccolo mondo affettivo creato in California. Anzi, mi è sembrato che ne avesse addirittura bisogno.
Attraverso l’intervista abbiamo saputo quasi tutto dell’ultimo libro, abbiamo capito che tra quelle righe si nascondono i sentimenti dell’ultimo periodo dell’autrice. Ma ho avuto forte la sensazione che la donna Isabel Allende, in quel teatro Cagnoni gremito di gente,  volesse andare oltre la presentazione-spot dell’ultimo romanzo, volesse condividere con il suo pubblico il dolore della perdita e la speranza di un nuovo incontro, di un nuovo amore. Sarebbe bastata una domanda, un solo incoraggiamento ad aprire ulteriormente il suo cuore, ma quella domanda non è mai arrivata.

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Informazioni su giuseiannello

Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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