“Le fragili attese” e il freno tirato sui treni che viaggiano nel presente

fragili attese
“Conservi i tuoi album di fotografie? Chissà se ne hai qualcuna del periodo in cui ci siamo visti la prima volta. Avevi lo sguardo così fiero, e triste. Ci siamo guardati per un tempo infinito, e allora credevo che così avremo continuato a fare per tutta la vita.
Io di quel periodo non ne ho nessuna. É così che funziona? Quel che siamo stati, se non è fermato da una fotografia, rimarrà solo nel territorio sbiadito dei ricordi. Quanto è affidabile la nostra memoria? Credo che se anche fossimo ottimi ritrattisti, e ci chiedessero di riprodurre il nostro volto di dieci, vent’anni prima, non saremmo in grado di farlo.
I nostri ricordi sono precari, proprio come noi due. Siamo precari, e con precarietà ci muoviamo nel mondo.”

Così scrive Emma a un lui senza nome in “Le fragili attese” di Mattia Signorini. A dispetto del plurale del titolo, proprio lei mi sembra l’unico personaggio che per una vita attende il suo amore, mentre con costanza e determinazione lo rincorre e lo raggiunge, pur restando nell’ombra.
Tutti gli altri frequentatori della pensione Palomar, a partire dal proprietario Guido, sono invece condizionati da un pesante passato che ingabbia il presente, e non si aspettano più niente dalla vita. L’antico dolore li paralizza, frena l’armonioso divenire dei giorni con comportamenti quasi isterici. A proposito della storia di Guido, ho trovato azzeccato e originale l’aggancio con l’alluvione del Polesine degli anni Cinquanta, un disastro italiano quasi dimenticato, ma certamente molto presente nei ricordi della famiglia di Signorini, nato a Rovigo nel 1980.
Le vicissitudini dei frequentatori della pensione Palomar mi hanno coinvolta e anche fatta arrabbiare, a tratti, per la conclusione amarissima dei frammenti di esistenza narrati. Sono storie intrise di quella melanconia che sembra un aspetto importante della personalità dell’autore e vanno a comporre un libro che non lascia indifferenti.

Annunci

Informazioni su giuseiannello

Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
Questa voce è stata pubblicata in letteratura, Libri, RECENSIONI LIBRI e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...