Nicola Claudio Palermo, fotografo, in arte Nick Jobbs

1 palazzo grigio

“Illusioni” – 3° premio al concorso “I am Nikon I am photographer” Nikon Italia 2015

 

Ciao Nick, anzitutto ti ringrazio per aver accettato di condividere questa conversazione. Le tue foto compaiono spesso su questo blog, perciò mi sembra giusto farti conoscere meglio a chi mi legge.

-Come sei arrivato alla fotografia?

Sono nato nel 1958. Negli anni settanta, all’età di 17 anni, non esisteva ancora il  personal computer, e quindi neanche network o blog  che trattassero argomenti di fotografia  e che potessero stimolare l’interesse  verso questa arte. Ci sono arrivato grazie a un amico, più anziano di me, che già la praticava: mi regalò un paio di riviste e, da quel momento,  il mio interesse crebbe sempre più. La mia fortuna è stata che, in quegli anni, la Regione Lombardia organizzava corsi di fotografia, della durata di tre anni,  dandomi così la possibilità di approfondire in modo professionale la materia.
E’ ancora viva in me l’emozione del giorno che acquistai la mia prima macchina fotografica, una Pentax K1000, totalmente manuale, nessun automatismo, in sostanza un obiettivo e un porta pellicola, il resto lo dovevi fare tu.

-Che cosa rappresenta per te in questo momento della tua vita?

E’ una passione, mi aiuta a combattere e a sorridere.

-Hai vinto (o ti sei piazzato nelle primissime posizioni) prestigiosi concorsi nazionali e internazionali.  Questi successi sono  per te un traguardo o uno stimolo?

Solo in questi ultimi anni ho provato a partecipare a qualche concorso fotografico, in passato me ne è mancata voglia e tempo. Per l’esattezza sono solo tre (il quarto è in corso e attendo i risultati), ottenendo un primo, un secondo e terzo posto; il terzo posto, per me il più prestigioso, era organizzato dalla Nikon Italia, 8.000 le foto in concorso,  mi ha fatto vincere una reflex  Nikon. Sono sicuramente gratificazioni che stimolano e aiutano a credere maggiormente in quello che fai,  nel tuo modo di vedere e di raccontare.

-Durante un incontro tra artisti di qualche tempo fa dicesti che preferisci trasmettere bellezza, piuttosto che stupire provocando. Parlaci della tua idea di fotografia…

La fotografia non mostra la realtà ma l’idea che se ne ha, una realtà che si può cogliere, condizionare o costruire, e in questo senso prevale e emerge quello che io sono, una persona gioiosa e giocosa. Questo condiziona inevitabilmente il mio modo di osservare la realtà e come decido di rappresentarla. Sì, vero quello che riporti, ma non vorrei essere frainteso, non intendo la ricerca della perfezione e dell’estetica, della bellezza fine a se stessa, mi riferisco alla bellezza come emozione, come sentimento.

1 ragazze distese

“Vicolo dei Lavandai” – 2° premio al concorso “Il ventuno a primavera”, tributo ad Alda Merini
Desenzano del Garda 2014

-Sei per il bianco e nero o preferisci il colore? Se usi entrambi, in base a cosa decidi per l’uno o per l’altro?

Io non sono per il B&N, vedo in B&N, sono nato e cresciuto col bianco e nero quindi lo sento mio, anche la televisione nei miei primi anni era in bianco e nero, è nel mio DNA. Ovviamente non escludo la fotografia a colori a prescindere; ci sono oggetti, composizioni  o situazioni dove il colore è assolutamente necessario per rendere in pieno quello che si vuole trasmettere come emozione e in base a questo decido.

 -Che macchina adoperi più di frequente e quali obiettivi?

Abbandonate le reflex a pellicola, che ancora gelosamente custodisco, scelta dettata più dal fattore economico, (i costi per la fotografia a pellicola sono maggiori, così come i tempi di sviluppo) per praticità sono passato anch’io al digitale. Questo mi ha obbligato a usare, e quindi impararne l’uso,   programmi di editing  fotografico ma, superato questo ostacolo,  posso affermare che oggi non tornerei più indietro nonostante mi manchi la “magia” della camera oscura. Solo in  questo senso per me la fotografia ha perso molto del suo fascino. Nonostante il mezzo non sia l’elemento fondamentale per fare buone foto- conta chi sta dietro al mezzo- ho deciso per l’acquisto di macchine professionali, full frame per intenderci, simili al formato delle vecchie 35 millimetri a pellicola che in condizioni di luce estreme danno immagini di qualità superiore. Prediligo le ottiche fisse, come qualità e resa sono migliori degli zoom, ho un discreto parco ottico ma uso molto i  grandangoli, dal 10 mm al 24 o 28mm e medio tele, 100mm. Poco i supertele, ho un 70-300.

-Ormai con gli smartphone siamo tutti fotografi dilettanti. Come giudichi le foto eseguite con questo mezzo?

Una buona foto rimane sempre una buona foto indipendentemente dal mezzo che si usa per ottenerla, anche con una scatola di cartone e il foro stenopeico si può ottenere una buona foto. Non farei neanche la distinzione tra fotografi professionisti, amatoriali o dilettanti, non è possedere la partita IVA o essere iscritti agli albi professionali che fa la differenza, la creatività non ha niente a che vedere con le  formalità burocratiche. La fotografia come tutte le  discipline artistiche o professionali richiede studio, conoscenza, impegno, esperienza, dedizione,  passione e una buona dose di talento. Non è prendendo in mano un pennello e con dei colori imbrattare una tela che ci si può definire artisti anche se qualche eccezione c’è ma questa è un’altra storia. Personalmente, essendo tradizionalista e arrivando dalla vecchia scuola, non riuscirei a utilizzare altri mezzi se non una reflex per fare fotografia, sono abituato e ho imparato a guardare attraverso il mirino ottico col pentaprisma, solo in questo modo mi riesce meglio a inquadrare e vedere la composizione dell’immagine. Poi ho il problema del peso, la macchina la devo sentire nella mia mano e i tasti per la regolazione devono essere al posto giusto e a portata di dito.

-Che soggetti fotografi di preferenza e quali inquadrature sono più nel tuo stile?

Come tutti quelli della mia generazione la maggior parte della mia infanzia l’ho trascorsa giocando in strada, nei cortili. Ho amato e vissuto intensamente quel periodo della mia vita; mi affascinava lo stare all’aria aperta, il contatto con la città e la campagna, i compagni di gioco, la gente, i volti degli anziani seduti all’ombra dei sottoscala o sulle panchine dei viali alberati. Le loro storie. A distanza di tutto questo tempo è ancora nella strada che preferisco, quando posso, trascorrere il mio tempo libero, è camminando tra la gente che trovo l’ispirazione e compongo o trovo i miei set fotografici. Utilizzando in prevalenza grandangoli  amo giocare con le prospettive esasperate che solo loro riescono a far risaltare, mi piace molto il ritratto ma ciò che mi diverte di più è riuscire a catturare momenti particolari e un po’ bizzarri della gente nella quotidianità. Ma al di là di tutto ciò non amo trincerarmi dietro discorsi di stile o etichette, lo trovo limitante perché credo che ognuno di noi possa far prevalere una caratteristica rispetto l’altra a seconda della situazione in cui si trova. L’importante è avere con me la mia inseparabile compagnia di viaggio e fotografare.

1 giro di giostra
“Un giro di giostra”, 1° premio Concorso “Vie di fuga”, Vigevano 2014 

-Il tuo rapporto con la post-produzione: che tipo di interventi ritieni utili?

La post-produzione la si faceva allora in camera oscura così come la si fa oggi col digitale utilizzando photoshop, diciamo che con photoshop è più semplice, richiede meno manualità e si può essere più precisi, per regolare il contrasto, schiarire le ombre  o recuperare le luci, ottenere una scala tonale dei grigi corretta sono interventi che in fotografia si sono sempre praticati, a volte sono necessari.  I miei interventi si limitano a quanto scritto sopra. Quando desidero esasperare la creatività  allora elaboro pesantemente le immagini, togliendo o aggiungendo particolari, distorsioni, utilizzo di filtri o cromatismi esasperati ecc… ma qui entriamo in un altra dimensione non si parla più di fotografia ma di arti visive o meglio digital art .

-So che qualche volta fai veloci incursioni nella pittura. Cosa ti dà la pittura che non trovi nella fotografia?

Lo stimolo nasce dal desiderio di mettere in relazione la manualità con la creatività. Dipingere è un’esperienza profonda e coinvolgente che mi permette, soprattutto, di realizzare alcune idee che non mi è possibile elaborare fotograficamente.

-Grazie ancora, Nick, e buon lavoro.

Felice di aver risposto alle tue domande! Grazie a te, Giuse.

 

Contatti: http://nickjobbs.jimdo.com/

                 https://www.facebook.com/nicola.c.palermo 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Informazioni su giuseiannello

Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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