La storia dell’Arte vista da un Artista

artista

Ho letto “Artista e sistema – Dal Paleolitico a stamattina” per preparare il dibattito dello scorso 29 ottobre in cui l’autore, Andros, ha dialogato vivacemente con il curatore Fortunato D’Amico sui rapporti tra il Sistema dell’arte e, appunto, gli artisti.
Il progetto di questo incontro risale al maggio scorso, quando, una volta stabilito l’argomento (Prigonieri di un sogno, ossia dell’arte) che avremmo sviluppato per il Fuori rassegna letteraria, noi di AR.CO. Associazione culturale dovevamo decidere i protagonisti del dibattito.
La scelta dell’artista è caduta su Andros per il suo stile di vita e il modo di fare arte, ma ancora non sapevamo che l’argomento di uno dei libri che ha scritto fosse proprio il ruolo dell’artista nei vari modelli di società che si sono succeduti a partire dalla preistoria.

“Spesso nel corso della stesura ho provato un moto di rabbia, per quelle che considero ingiustizie, e anche una struggente compassione, per queste vite mai davvero comprese, mai davvero accettate, vite impegnate in un’attività straordinaria ma talvolta ingrata, che pone chi la svolge in un punto imprecisato tra le vertiginose altezze della propria passione e le grette bassezze del mondo in cui deve sopravvivere.”
Basterebbe questa frase contenuta nell’introduzione a “Storia dell’artista dal Paleolitico a stamattina”, per capire l’approccio dell’Autore nei confronti della storia che sta per raccontarci, ma nonostante tutto Andros ha cercato di mantenersi obiettivo, fissando come perno incontrovertibili dati storici. La bibliografia cui fa riferimento è vastissima e va da Hauser a Gombrich, passando per Danto e Panofsky, tra gli altri; non tralascia testi filosofici, di psicologia e scientifici, né film, documentari, notizie tratte dal web. Una mole immensa di notizie e di fonti che l’autore ha cercato di condensare nel focalizzare il ruolo dell’artista in seno alla società in cui si è trovato di volta in volta a operare.
Così scopriamo che il mago, il demiurgo dell’arte primitiva che evocava, o addirittura anticipava, la realtà è caduto successivamente in disgrazia, declassato al ruolo di operaio e perfino condannato all’inesistenza nel periodo storico che stiamo vivendo.
Andros ne attribuisce la colpa alla scrittura, che pure è figlia della pittura, e a tutti quelli che la praticano e usano le parole per analizzare senza ritegno qualcosa che neppure conoscono. Nessuno si sognerebbe di far valutare uno studente di filosofia da un artista, eppure tutti ritengono normale che un filosofo possa vagliare l’operato di un artista. I critici e i curatori disquisiscono, giudicano e magari condannano qualcosa che non hanno mai nemmeno provato a fare. Sono queste figure, e più ancora i collezionisti d’arte cui, nella maggioranza dei casi, esse fanno riferimento,  a guidare le scelte che condizioneranno il mercato, e quindi a decidere quali artisti continueranno a stare sulla scena e quali altri rimarranno per sempre in un indigente oblio. La conclusione che Andros trae da tutto questo percorso è che l’artista oggi non è più in grado di esprimersi come individuo libero, e se sceglie di farlo paga questa scelta con l’emarginazione dal sistema. In ogni caso, è messo in condizione di non incidere affatto sulla realtà sociale.
Una storia dell’artista, questa di Andros, che naturalmente è anche un’utilissima storia dell’Arte, perché, come ama spesso ripetere citando Gombrich ” Non esiste in realtà una cosa chiamata arte. Esistono solo gli artisti”.
Il racconto delle vicissitudini degli artisti è quindi inquadrato da un punto di vista, il suo di artista, un tantino di parte, ma visto che questo difetto è anche il pregio di questo libro, glielo perdoniamo volentieri.

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Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
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4 risposte a La storia dell’Arte vista da un Artista

  1. helios2012 ha detto:

    Ho letto questo libro di Andros , come altri. Scrive e afferma cose giuste. Ho seguito anche il dibattito in video, e francamente non mi è sembrato poi che il curatore lo facesse esprimere totalmente. Ho percepito ( forse è stata solo una sensazione mia) una certa aria di supponenza nel curatore, fra un sorrisino e l’altro, che mi ha disturbata non poco.) Forse bisognerebbe anche ricordare che se gli artisti in massa decidessero di non esporre più o esporre per canali gestiti da soli artisti, curatori, galleristi e via dicendo rimarrebbero disoccupati.

    Purtroppo conoscono benissimo i difetti degli artisti e ben sanno che questo non è possibile. Peccato perché sparirebbe anche una certa tipologia di collezionisti che sono quelli che muovono le pedine e le scelte dei vari curatori ecc…ecc…

    Fare arte per un artista dovrebbe essere una scelta di libertà espressiva al di fuori di mode, sollecitazioni di mercato, poiché dovrebbe partire principalmente da una necessità interiore e ricerca di verità. Verità che non è sempre quella che ci propinano.

    Confesserò che non credo neppure che quelli che sono sulla scena ora avranno vita lunga poi…

    Forse la scelta più giusta è rimanere fuori. Rimane ‘forse’ la speranza di essere ripescati come pesci liberi che non si sono fatti ingabbiare nelle reti…se pur dorate.

    • giuseiannello ha detto:

      Credo che nessuno, attualmente, possa impedire ad Andros di esprimersi totalmente, tanto meno il curatore con cui ha dialogato. Ciò che non ha detto è stata una sua libera scelta, per educazione o opportunità. Anch’io, nel ruolo di moderatrice, sono intervenuta solo quando ritenevo fosse strettamente necessario, visto che il dibattito non è mai degenerato.
      Il sorriso di cui tu parli fa parte del modo di essere di quella persona, che ho avuto modo di incontrare in altre circostanze. Chiaramente ognuno dei due è fermamente convinto delle proprie idee e nell’esprimerle (o meglio ancora, nell’ascoltare le tesi dell’altro) la mimica facciale può comunicare perplessità, ironia se non vero e proprio compatimento, ma direi che questo è valido per entrambi i contendenti.
      Sono completamente d’accordo con te: ogni artista dovrebbe fare arte secondo le proprie intenzioni senza condizionamenti dettati dal sistema o dal mercato. Io personalmente pongo questo come dato imprescindibile, ma per il resto sono possibilista ed è giusto che ogni artista si regoli come meglio crede. Può entrare in una rete,sempre che ci riesca o gli capiti il colpo di fortuna, o scegliere di fare il suo percorso da individualista, che è molto, molto più faticoso. Il vero problema è che gli artisti sono tantissimi e i curatori onesti molto pochi; oltretutto tutti quanti siamo costretti a operare in condizioni disastrose di economia generale in cui è difficilissimo per la maggior parte della persone arrivare a fine mese e comprare arte è l’ultimo dei pensieri.
      Tornando al dibattito, ho apprezzato tantissimo entrambi per aver accettato l’invito a partecipare a questo incontro che l’Associazione AR.CO., di cui faccio parte, ha organizzato. In fondo nessuno dei due aveva alcun interesse a farlo, ma credo sia servito a diffondere sia le idee di Andros, sia la posizione di un certo tipo di curatela rappresentata da Fortunato D’Amico ed è sempre un bene quando si parla civilmente di qualsivoglia questione.

  2. helios2012 ha detto:

    Io non c’ero e quindi la sensazione, sbagliata o giusta che sia, mi è arrivata in quel modo attraverso i video. Quindi hai fatto bene a chiarire.

    Ovvio che ogni artista deve comportarsi e intraprendere le strade che più gli sono congeniali. Gli artisti, come affermi tu sono tantissimi e i curatori onesti pochi, anche se non tutti gli artisti, per essere sinceri, sono cristallini, ma ovviamente è anche una loro libera scelta non esserlo, come è una libera scelta non credere che tutti lo siano sempre si sia frequentato un po’ l’ambiente.

    Le ombre e la luce stanno in tutte le categorie.

    Condivido quello che affermi sulla difficoltà delle persone ad arrivare a fine mese : figuriamoci poi a comperare arte. Ciò non toglie che non si dovrebbe perdere almeno la voglia di osservarla gratuitamente considerando che l’arte dovrebbe avere anche una funzione sociale di comunicazione e non solo piacere visivo.

    Grazie comunque per le delucidazioni, e contenta che il dibattito si sia svolto civilmente. Buone cose a te e alla vostra associazione !

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