Gianni Depaoli, dall’edibilità alla fruibilità artistica

depaoli-1
Gianni Depaoli, SOPRAVVIVENZA – tecnica mista resina e scatolette di tonno -cm. 30 x 30

Nell’installazione di Evuz attualmente visibile presso Spazio AR.CO. sono inglobate alcune opere di Gianni Depaoli che parlano anch’esse di ecosostenibilità e di disastri ambientali.
Il suo lavoro mi ha molto incuriosita e gli ho proposto questa intervista:

Gianni Depaoli è artista ma anche imprenditore. Come si conciliano due ruoli così impegnativi?

L’utilizzo del pesce per la mia espressione, è dovuto proprio alla celebrazione di un essere che da sempre nutre i popoli, che conosco da quando sono nato e che ho imparato a rispettare grazie agli insegnamenti dei miei genitori e dei pescatori di tutto il mondo che ho conosciuto e frequentato.
Mi hanno insegnato che il mare e i suoi abitanti vanno rispettati, bandendo in ogni modo l’inquinamento e la pesca indiscriminata. Quello che oggi viaggia sulla bocca di tutti, con paroloni come ecosostenibilità e biodiversità, persone consapevoli le hanno sempre conosciute e praticate con nomi meno altisonanti di “rispetto del mare e fermi biologici”. Una lezione che ho imparato e trasmesso alla gente, sia che fossero potenziali clienti istituzionali, sia nelle scuole.
E’ necessario dare al mare il tempo di ripopolarsi in maniera razionale e pretendere il prodotto solo dei mesi prolifici, evitando con estrema attenzione le specie in via d’estinzione e di dubbia o difficoltosa reperibilità.
Con la maturazione di questa filosofia è stato facile, anzi quasi consequenziale conciliare i due ruoli che si sono alimentati a vicenda.
Le mie installazioni sono sempre state, più che denunce, “constatazioni” non faccio altro che esprimere e “mettere in scena” ciò che è sotto gli occhi di tutti.
airone
Gianni Depaoli, HERON IMPRISONED – barile, resina, acrilico – cm. 120 x 70

– Nella home page del tuo sito hai scritto “ Dall’edibile che nutre il corpo all’arte che nutre lo spirito.”le c
Vuoi parlarci brevemente del tuo modo di fare arte e del messaggio che attraverso di essa vuoi comunicare?

Il contatto con il mare tramite il lavoro tramandatomi dalla mia famiglia , mi ha insegnato il rispetto di questo elemento e l’attenzione allo spreco alimentare. Influenzato da questo percorso di vita, ho iniziato a usare il variegato e multiforme mondo dell’arte per mettere in evidenza, far riflettere, denunciare situazioni.
Per esprimere il mio pensiero, mi avvalgo di installazioni che testimoniano il degrado ambientale e la violenza sugli animali attraverso mostre itineranti sostenute da musei e da enti, svolte in luoghi istituzionali.
Nel 2011 nasce Organic Trash Art : residui apparentemente inutili, perché per la maggior parte destinati a decomporsi in quanto scarti di pesce, ma di un innegabile fascino,  prendono forma e volume esprimendo dei concetti chiave.
Le opere ideate restituiscono valore e dignità allo scarto organico, ultimo anello della filiera produttiva ormai rifiuto. Alimenti che ci hanno Nutrito e ormai hanno esaurito la loro funzione rimangono celebrati dalle opere create con il loro scarto.
Con specifici trattamenti, garantisco all’opera una struttura definitiva e fruibile, non più attaccabile da agenti esterni.

-Quali tecniche usi per arrestare la decomposizione dei tuoi materiali, quando si tratta di residui organici?

La cosa più importante è sicuramente la lavorazione. E’ importantissima, perché molte pelli, come quella dei cefalopodi, sono difficilissime da utilizzare poiché delicatissime e quasi impercettibili al tatto. Inoltre non tutti i pesci della stessa specie vanno bene, spesso dipende dalla provenienza: ogni mare ha specie similari ma soltanto alcune hanno componenti organoletticamente perfette.
Ho impiegato quasi cinque anni per ottenere un risultato quasi… perfetto. Un processo che serve a conservare il prodotto ma soprattutto suo il colore, le sfumature del derma.
I conservanti tradizionali per esposizione sono essenzialmente la formalina e l’alcool: liquidi in grado di conservare il prodotto ma non il colore che tende a svanire.
Il mio trattamento prevede un tempo di 40 giorni con l’utilizzo di agenti particolari in grado di mantenerne le condizioni, la temperature e l’umidità fino al momento della lavorazione.
a-de-paoli

Gianni Depaoli, SKIN SAMPLES 2 – tecnica mista su tela, inchiostro e pelle di cefalopode, resina.  cm. 20 x 20

-Ti ispiri a qualcuno o il tuo è un percorso individuale?

Ho sempre avuto la passione per l’arte e ho sempre cercato di esprimere quel che provavo non con le parole ma con delle creazioni, sia esplicite che concettuali.
Mentre qualche ispirazione dai grandi maestri dell’arte invece l’ho assorbita da Alberto Burri che, utilizzando materiali apparentemente inutili, testimoniava il suo disagio rappresentando i patimenti dei soldati in guerra. Da parte mia, utilizzando materiale organico destinato alla discarica, celebro un elemento che ci ha nutrito con le sue parti edibili e col suo scarto, con le sue qualità morfologiche sinuose e variopinte, continua a donarci il ricordo della sua spettacolarità.
Nelle mie opere cerco anche di rappresentare il dramma dei pescatori che, uscendo in mare, rischiano quotidianamente la vita per sostenere le loro famiglie.
Penso anche alla cristallizzazione delle opere… a Pierre Fernandez Arman che bloccava gli elementi con colate di resina trasparente.

– Anche Damien Hirst utilizza animali per le sue opere. Puoi parlarci di affinità e differenze tra il suo e il tuo lavoro?

Un’ analogia può essere il metodo di conservazione degli elementi: come Damien Hirst tratta gli organici con formalina, io tratto il pesce con una soluzione che ne conserva addirittura i colori naturali; il famoso artista utilizza gli animali interi, squartandoli, vedi gli ovini, mozzando le teste, vedi opera “Evangelisti”, o utilizzando pesci quanto meno “discutibili”, come l’ utilizzo dello Squalo Bianco , notoriamente razza protetta e del quale è proibita la pesca….
Io utilizzo lo scarto di pesci commestibili che con le loro carni edibili ci hanno nutriti , procurati quindi da commercio regolare.

Grazie, Gianni.

Annunci

Informazioni su giuseiannello

Pecco in parole, opere (e omissioni). Tratto sul serio: pittura e scrittura
Questa voce è stata pubblicata in alimentazione, arte, arte contemporanea, Interviste, scrittura e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...